[332]. Per comprendere bene tutta questa introduzione, nella quale sono alcuni periodi alquanto oscuri, sarà opportuno paragonarla con ciò che il Machiavelli scrisse alla fine del capitolo II, nel libro I dei Discorsi. Opere, vol. III, pag. 18 e 19.

Il Tommasini (II, 516) biasima l'espressione da me adoperata (pag. 240) di latini e germanici, come un gergo, egli dice, estraneo al secolo XVI. Si sopprima pure l'espressione, rimarrà il fatto, che io ho notato. Ed il fatto è che il Machiavelli, con grandissimo acume, mise in luce le vicende della continua lotta, che ebbe luogo in Firenze tra nobili e popolo. Ma quando paragonò questa lotta con quella che ebbe luogo a Roma fra i patrizî e la plebe, non osservò che la nobiltà dei Comuni italiani era feudale, di origine germanica, assai diversa dal patriziato romano, e che perciò le conseguenze della lotta dovevano essere diverse. Nel dire ciò io non ho inteso biasimare quello che poco prima avevo lodato, come pare al Tommasini (II, 519, nota 1).

[333]. Opere, vol. I, pag. 141.

[334]. Opere, vol. I, pag. 146-151.

[335]. Ibidem, pag. 151.

[336]. Ibidem, pag. 153. Abbiamo già notato che queste parole, in altra occasione, ricordate anche dal Guicciardini, furono la prima volta adoperate da Neri di Gino Capponi. Quanto agli Otto Santi, lo Stefani non ne discorre; li ricorda però il Nardi, Storia, vol. I, pag. 7.

Il Machiavelli, fino a questo punto, si vale delle Istorie Fiorentine di Marchionne di Coppo Stefani, pubblicate nelle Delizie degli Eruditi Toscani del Padre Ildefonso di San Luigi, vol. VII e seg. Per vedere come e quanto se ne sia valso, si paragonino i luoghi seguenti: Machiavelli, Opere, vol. I, pag. 141-2 e Stefani, rubrica 662; M., pag. 143, e S., rubr. 665; M., pag. 144 e S., rubr. 674 e 695; M., pag. 145, e S., rubr. 725 e 726; M., pag. 151, e S., rubr. 732 (qui però lo Stefani accenna a molte riforme non ricordate dal Machiavelli); M., pag. 152 e S., rubr. 751; M., pag. 153, e S., rubr. 751, 760, 761.

[337]. Opere, vol. I, pag. 158.

[338]. Tumulto dei Ciompi narrato da Gino Capponi, e pubblicato nelle Cronichette antiche di vari scrittori: Firenze, Domenico Maria Manni, 1733 (da pag. 219 a 249 del volume). Si paragonino il Machiavelli, Opere, vol. I, pagine 156 e 157 col Capponi, pag. 220; M., pag. 158, e C., pag. 221; M., pag. 159, e C., pag. 221, 223 e 225; M., pag. 160, e C., pag. 223, 224; M., pag. 160, e C., pagina 233; M., pag. 170, e C., pag. 234, 235, 236 e 238; M., pagina 171, e C., pag. 237, 239 e 240; M., pag. 172, e C., pag. 243; M., pag. 173, e C., pag. 244 e 245; M., pag. 174, e C., pag. 246; M., pag. 175, e C., pag. 246. Arrivato al gonfalonierato di Michele di Lando, finisce lo scritto del Capponi, ed il Machiavelli torna a Marchionne di Coppo Stefani. Vedi M., pag. 177, e S., rubrica, 804; M., pag. 178, e 179, S., rubrica, 805.

[339]. Opere, vol. I, pag. 161-163.