[367]. «Che colpa o che cagione si può opporre a quest'uomo, che il popolo stia queto al suo disfacimento? ecc.» Cavalcanti, vol. I, pag. 386.
[368]. «Anderanne tutto buono, e tornerà tutto di diversi modi; perocchè fia costretto da necessarie cagioni mutare natura e costumi, per la iniquità del suo cacciamento, passando ogni giusto modo di vivere politico. E non tanto per lui, quanto che e' fia indotto dagli stimoli degli uomini malvagi; perocchè ne anderà libero, e tornerà obbligato a ciascuno dell'arrabbiata setta, ai quali, pel beneficio che avrà ricevuto da loro, in averlo richiamato nella patria, fia costretto da necessità grata a promettere, o ad operare che le coloro iniquità abbiano compimento.» Cavalcanti, vol. I, lib. VII, cap. 8, pag. 386.
[369]. Opere, vol. I, pag. 248. Il Cavalcanti dice: «E' non erano sì tosto tratti gli uffizi principali, che per la Città si teneva conto quanti ve n'era dell'una parte e quanti dell'altra.... E' non era mai tratta di Signori, che tutta la Città non istesse sollevata, ecc.» vol. I, pag. 494. «E non era caso innanzi ad alcuno officio, per giusto od ingiusto, o per utile o dannificio, che da' cittadini in gara non fusse messo: e così la poverella città era governata.» Ibidem, pag. 495.
[370]. Opere, vol. I, pag. 248; Cavalcanti, vol. I, lib. IX, cap. 3.
[371]. Lo stessissimo pensiero trovasi nel Cavalcanti, vol. I, pag. 503.
[372]. E nel Cavalcanti: «Noi con segreto modo ci forniremo di fanti, avvisandoti che tutti gli antichi del reggimento t'adorano a giunte mani. Egli hanno sotto le mantella l'armi prese, per difendere la giustizia.» vol. I, pag. 504. «Non dubitare di nulla e massimamente della plebe, perocchè dove non è capo, ogni moltitudine è perduta.... Piglia l'esempio da messer Giorgio Scali.» Ibidem, pag. 505. «Ancora, le ricchezze non fieno a lato a cui le possa spendere; però ch'elle gli fieno negate, quando lo avrete nella vostra forza.... Tu ne sarai glorificato da tutta la Città; gli scrittori ti glorificheranno di gloria e di fama.» Ibidem, pag. 506.
[373]. Opere, vol. I, pag. 253-60; Cavalcanti, vol. I, lib. IX, cap. 23, 24, 25 e 28; lib. X, cap. 1, 2, 3, 4, 5 e 19.
[374]. Nel Machiavelli (Opere, vol. I, pag. 259) l'Albizzi dice: «Ma io più di me stesso che di alcuno mi dolgo, poi che io credetti, che voi che eri stato cacciato dalla patria vostra, poteste tener me nella mia.» E nel Cavalcanti (vol. I, pag. 608): «Io mi dolgo bene di me medesimo di fidarmi, sotto le tante promesse, di cui è stato insufficiente ad aiutare sè medesimo, conciossia cosa che chi è impotente per sè, mai non fia potente per altrui.»
[375]. Opere, vol. VIII, pag. 165, lettera LIII.
[376]. Opere, vol. II, pag. 1-4.