[555]. Busini, Lettere, Lettera IX, pag. 84-85.

[556]. Ecco quello che scrive il Ricci, a pag. 193 del più volte citato Codice (fra i Mss. rari della Nazionale di Firenze, 5, I, 16).

«Giuliano de' Ricci a chi legge:

«Il Giovio nelli elogii, sotto alla imagine del Machiavello, tassandolo di maligno et di poco religioso, dice che egli si morì per avere preso una medicina a sua fantasia, mediante la quale, scherzando egli pazzamente con la Divinità, si condusse alla morte. Et poichè io veggo la ricetta di queste pillole tanto da lui celebrate, mi vo immaginando che in quelli tempi si potesse spargere qualche falso romore di questa cosa, perchè in verità egli morì cristianamente nel suo letto, visitato da tutti gli amici, in braccio della moglie et de' figliuoli, et io che li sono nipote non ho mai inteso dire nè da madonna Marietta de' Corsini sua moglie, nè da madonna Baccia mia madre et sua figliola, nè da messer Bernardo et messer Guido et messer Piero suoi figlioli et miei zii, tal cosa, et la ho per una vanità. Et la compositione di quelle pillole è tale che non merita di essere da scrittore maledico et falso, come è il Giovio, fattoci un commento sopra, che, pigliandole, si voglia scherzare con la religione, o trattare con esse di farsi immortale, poichè gli ingredienti in essa sono tutti di droghe et semplici ordinarii et communissimi a tutti li medici et a tutti gli speziali.» Le parole del Giovio nell'elogio del Machiavelli sono queste: «Fuit exinde semper inops uti irrisor et atheos, fatoque functus est, quum accepto temere pharmaco, quo se adversus morbos praemuniret, vitae suae iocabundus illusisset, paulo antequam Florentia Caesarianis subacta armis, Mediceos veteres dominos recipere cogeretur.» È certo però che, avendo il Machiavelli presa invano la solita medicina, molti credettero, sebbene non vero, che essa fosse stata la causa del male. Anche la citata lettera attribuita al figlio Pietro dice infatti: «È morto il dì 22 di questo mese Niccolò Machiavelli nostro padre di dolori di ventre, cagionati da un medicamento preso il dì 20.» È notevole poi che nè il Ricci, nè il Giovio alludano esplicitamente al sogno.

[557]. Stefano Binet di Digione (Du Salut d'Origène, a pag. 359: Paris, 1629), racconta il sogno, senza citare alcuna autorità. Ecco le sue parole, riportate dal Bayle (2ª ediz.): «On arrive à ce détestable poinct d'honneur, où arriva Machiavel sur la fin de sa vie: car il eut cette illusion peu devant que rendre son esprit. Il vit un tas de pauvres gens, comme coquins, deschirez, affamez, contrefaits, fort mal en ordre et en assez petit nombre; on luy dit que c'estoient ceux de Paradis, desquels il estoit escrit: Beati pauperes, quoniam ipsorum est regnum coelorum. Ceux-ci estans retirez, on fit paroistre un nombre innombrable de personnages pleins de gravité et de majesté: on les voyoit comme un Sénat, où on traitoit d'affaires d'Estat, et fort serieuses: il entrevit Platon, Seneque, Plutarque, Tacite, et d'autres de cette qualité. Il demanda qui estoient ces messieurs-là si venerables; on lui dit que c'estoient les damnez, et que c'estoient des ames reprouvées du Ciel: Sapientia hujus soeculi inimica est Dei. Cela estant passé, on luy demanda desquels il vouloit estre. Il respondit qu'il aimoit beaucoup mieux estre en Enfer avec ces grands esprits, pour deviser avec eux des affaires d'Estat, que d'estre avec cette vermine de ces belistres qu'on luy avoit fait voir. Et à tant il mourut, et alla voir comme vont les affaires d'Estat de l'autre monde.»

[558]. «Volphius nuper Augustae mortuus, in suis Commentariis in Tusculanas, quos anno superiore mihi donavit, Machiavellum scelerum, impietatum et flagitiorum omnium magistrum appellat, ac testatur illum quodam loco scripsisse: sibi multo optabilius esse post mortem ad inferos et diabolos detrudi quam in coelum ascendere. Nam hic nullos reperturum nisi mendiculos et misellos quosdam monachos, heremitas, apostolos; illic victurum se cum cardinalibus, cum papis, regibus et principibus.» Epistola Francisci Hotomani, 28 decembre 1580, n. 99 in Francisci et Joanis Hotomanorum, Epistolae: Amstelodami, 1700. Vedi anche il Baldelli nel suo Elogio del Machiavelli, nota 16. L'opera del Volfio, citata dall'Otomano è assai rara. Ne discorre il Blondheim nella Rivista, Modern Language Notes (Marzo, 1909, pag. 73 e seg.). Egli osserva che il sogno è ricordato nel Folengo prima della morte del Machiavelli.

[559]. Di ciò parla il Ricci nel suo Priorista (Quartiere S. Spirito a c. 160). Egli dice, che la cappella trovavasi nella «parete del muro che guarda verso tramontana, accanto alla porta che dicevasi de' Guardi.» Racconta poi che un religioso della Chiesa di Santa Croce, andò dal canonico Niccolò, figlio di Bernardo di Niccolò Machiavelli, e gli fece sapere come molti non appartenenti alla famiglia, venissero allora sepolti alla rinfusa, nella cappella de' Machiavelli, il che non pareva nè decoroso, nè conveniente: sarebbe perciò stato opportuno porvi riparo, e restaurarla. Ma il canonico rispose: «Deh! lasciateli fare, perchè mio padre era amico della conversazione, e quanti più morti andranno a trattenerlo, tanto maggior piacere ne harà.»

[560]. Nel Priorista, Ricci, Quartiere S. Spirito, a c. 273t si trova notato, che Bernardo di Niccolò Machiavelli aveva nel 1581 «più di 70 anni, era quasi vicino alli 80.» Il canonico Niccolò, figlio di questo Bernardo, morì il 10 giugno 1597 d'una resipola, ed il fratello di lui, Alessandro, morì pure nel 1597, lasciando Ippolita di nove anni. Così si estinse la famiglia. Nello stesso anno morì Lorenzino di Lorenzo di Ristoro Machiavelli. Con lui s'estinse un altro ramo della famiglia. Ne rimaneva un terzo, che finì anch'esso nel principio del secolo XVIII.

[561]. Aia, 1726; Londra (Parigi), 1768; Venezia, 1769; Londra, 1772.

[562]. Questa edizione è preceduta da una dotta prefazione di Reginaldo Tanzini. Gli editori non avevano potuto far uso della biblioteca Strozzi, nella quale erano altri manoscritti del Machiavelli. Ben presto però si estinse il ramo degli Strozzi, che li possedeva, ed il Granduca acquistò i codici più preziosi. Fu poi scoperto nella Barberiniana di Roma un codice che conteneva altri scritti inediti del Machiavelli. Si fece perciò nel 1796 una seconda edizione delle Opere, in otto volumi, la quale doveva contenere molte legazioni e lettere ancora inedite. Ma essa rimase incompiuta, mancandovi appunto il carteggio diplomatico e privato, e fu condotta con molta fretta, tanto che nel libro secondo dei Discorsi v'è una lacuna, la quale va dalla metà del capitolo XXX agli ultimi periodi del XXXIII. Vedi la prefazione di Francesco Tassi all'edizione delle Opere: Italia, 1813 (Firenze, 1826).