Lettera di Luigi Alamanni a Piero suo padre. Roma, 7 gennaio 1518.[582]

Magnifice vir et pater honorande. Per due vostre, l'una de' xxviij et l'altra de' xxxj di dicembre, intendo quanto mi scrivete circa le commessioni datemi prima che io partissi, le quali ho attentamente notate, et riconosco quasi il medesimo che mi desti per ricordo; secondo il quale mi sono appunto governato in ogni mia cosa. Io ho parlato al papa, poi che vi scripsi, una altra volta, et sommi ingegnato di exprimere appunto i vostri concepti, et di achomodare proprie le parole formali. Et egli generalmente mi rispose molto humanamente, et ricordommi gli oblighi che ha con epso voi; et aggiunse mille altre amorevoli parole che sarebbono hora lunghe ad scriverle. Io per allhora non mi strinsi ad particulare alcuno di richiederlo, ma subito me ne andai ad monsignor de' Medici, et dixigli le buone offerte di N. S., et appresso, lo animo vostro; soggiugnendo che havevo commessione di non tentare cosa alcuna senza il consiglio et aiuto di S. Signoria Reverendissima. Egli allhora mi rispose che ad volere obtenere da N. S. cosa alcuna, bisognavano duoi rispetti, l'uno di non chiedere per hora danari contanti, o cosa di che si possa fare danari; l'altra di mettergli cosa innanzi che si possa conchiudere in sul facto: perchè, correndo tempo in mezo, o la ochasione fuggie o le cose si raffreddono. Et così mi rispose apertamente et molto amichevolmente. Intendendo questo, cominciai ad ricercare se si potessino trovare assegnamenti alcuni che facessino per noi; et andai ad trovare il Generale di Valembrosa, et sotto spezie di vicitazione, lo examinai. Et truovo ultimamente che non ha maneggio nessuno di danari col papa, che non sia assegnato in mille luoghi; et così ho in più luoghi ricerco et facto ricercare, et per tucto truovo il medesimo. Onde, veggendo questo, et d'altra parte intendendo che il papa va fuori ad caccia questa septimana inverso Palo et Civita, non mi è paruto da indugiare ad risolversi, et maxime che starà fino alla Candellaia. Sono andato ad Medici, et hollo ricerco di quello canonicato che per l'altra vi scripsi. Egli acceptò prima il memoriale della dimanda, et examinolla se si poteva concedere; dipoi mi ha chiesta una supplicatione, et hammi promesso fra duoi giorni farla segnare dal papa; et egli, come arcivescovo, darà poi il consenso. Spero di obtenerla ad quindici soldi per lira. La quale cosa, quando obtenuta sia, non sarà da stimare pichola: nè è stimata poca da messer Ricciardo Melanesi, huomo intendentissimo, et che mi ha facto il memoriale prima et di poi la supplicatione.

Se ho detto troppo lungamente, habbiate pazienza, chè l'ò facto perchè sappiate ogni cosa. Ho detto ad messer Piero Ardinghelli quanto voi ne scrivete di Lodovico. Dicemi che ha havuto una lettera di poi da Lodovico, dove di nuovo gli replica il medesimo circa il tornare. Ho facte ad tucti le rachomandationi come mi scrivete. Frate Andrea ancora è qui in Roma, ma no l'ò adoperato in questo caso, nè lui nè alcuno altro; perchè il cardinale de' Medici mostra di vedermi tanto volentieri, et farmi tante buone offerte, che non ho giudicato havere bisogno di alcuno mezo. Altro non mi achade per hora da scrivervi. Ad voi tucti mi rachomando, el subito che sarò spedito, sarò di ritorno. Pure scrivetemi ancora qualche volta, et non mi dimenticate. Stasera, per mano di messer Piero Ardinghelli, scrivo ad Lodovico ad Milano. Christo vi guardi.

In Roma, il dì vij di gennaio MDxviij.

Vostro figliuolo
Luigi.

Magnifico viro et patri honorando

domino Petro Alamanno

equiti dignissimo.

Florentiae.

DOCUMENTO VII. (Pag. [64])