Io ho la vostra de' 5. Et avete a intendere, che questa settimana siamo stati a Monsignore R.mo e alla nostra Signoria; et aviamo mostro le vostre lettere, quello che ci è suto scripto da chotesti merchanti omini da bene, et quello che senpre ci è suto fatto intendere, che saremo achordati. E insomma a ciaschuno è parso strano che noi siamo tratati per questo verso. E per al presente s'è determinato che lla Signoria scriva nel modo vedrete, che vi si manda chon questa la chopia. Monsignore R.mo scrive circha a questo effetto, raportandosi alla lettera della Signoria, e alquanto più modestamente. E' ci è suto fatto questa choncrusione, che quando chostì non sarà provisto a quello che richiede il debito e la giustizia, che penseranno tutti quelli modi che parrà loro, perchè non s'abbi a perdere. E' vi si manda chon queste tutto. Userete ora quelli termini che vi parranno neciessari, perchè l'effetto ne seghui; che non possiamo credere che, ateso li omini da bene che sono chostì e che sono informati, che non ci abbino a provedere. E circha alla parte del farne rimessione in 3 di chotesti ciptadini, omini da bene, o di dar loro alturità, noi abiamo il credito nostro sotto Bartolomeo Ciennami e Buonaventura Micheli, Iacopo Doffi, sotto nome di Stefano Spada, e ci siamo fidati di loro; e a loro diciamo che siamo chontenti che faccino tutto quello che pare loro; che sendoci fidati e fidandoci di loro d'ogni nostra cosa, ci possiamo fidare di questo. Questo medesimo à scripto Iachopo, et non achade altre prochure. E la posta nostra e quella di Iachopo sono i 2⁄3 di quello che sono debitori di Fiorentini. Avete di chostà il Raugico e il Messinese e tanto numero de creditori, che passono la somma, e non bisogna tante prochure, che in fatto ciaschuno è chontento. Solo bisogna che la si pensi bene. Voi vivamente avete a ritornare alla Signoria, presentare le lettere, e rimostrare a quella quello che bisogna; e per la soprichazione che voi desti, si narrò il tutto. E rimostrate che sempre è suto promesso, che i veri creditori saranno paghati.
Il ghonfalonieri Giovanpagholo fa quello che promisse al Chardinale, e quello che à sempre detto. Ora si truova in luogho da potere fare che lla giustizia abi i' luogho suo. Però a voi si lascierà determinare; e veggendo di non fare frutto, protestate chome vi pare, e venitevene. Nè altro. Vostro sono. Idio vi [guardi].
Per Vostro Giovanbatista Bracci
in Firenze.
Spettabili viro d. Nicholò Machiavelli,
in Luccha.
DOCUMENTO VIII. (Pag. [67])
Lettera di Bernardo Machiavelli a Niccolò suo padre in Lucca. — Firenze, 30 luglio 1520.[586]
† Yhs. Addì 30 di luglio 1520
Carissimo padre, salute, rachomandatione ec. Questa per dirvi chome noi siano sani, et chosì isperiamo di voi.
Noi non v'abbiamo ischritto prima, perchè 'l tempo non n'à lacciato fare le cholte. El vino che voi ci mandasti a dire che noi vendessimo, noi l'abbiano allochato a rendere vino per vino.