Avanti hieri ricevemo la vostra de' 28 del passato, responsiva alla nostra de' 24.[609] Commendiamo in prima assai la diligenza vostra, et ci piace che a Nostro Signore sodisfaccino i rispetti habbiamo nel cominciare questa opera, sanza dare disagio ad alcuno, per non la fare odiosa prima che la sia per experienza cognosciuta et intesa. Vero è che noi non possiamo darle altro principio che ordinare la materia infino a tanto che noi non siamo resoluti della forma che hanno ad havere questi baluardi, et del modo del collocargli; il che non ci pare potere fare se prima non ci sono tutti questi ingegneri et altri con chi noi voglamo consiglarci. Et benchè il signore Vitello venisse hieri in Firenze, et che ci si aspetti fra duoi giorni Baccio Bigio, è necessario anchora che venga Antonio da Sangallo, del quale non habbiamo adviso alcuno. Et da poi che per commissione di Nostro Signore egli è ito veggiendo le terre fortificate di Lombardia, giudichiamo essere necessitati ad aspettarlo, perchè altrimenti questa sua gita non ci porterebbe alcuna utilità. Però con reverenza ricorderete a Nostro Signore che lo solleciti. Et qui il R.mo legato ha scritto a Bologna a quello governatore che, intendendo dove e' si truovi, lo solleciti allo expedirsi. Et gli rispetti che si hanno ad havere nel murare al Prato o alla Giustitia, alle parti del di là d'Arno et a' riscontri de' monti, secondo che prudentemente ricorda Nostro Signore, si haranno tutti. Et così non siamo per mancare in qualunque cosa di diligenza, quando non ci manchi il modo a farlo; perchè il depositario ci ha facto qualche difficultà in pagare una piccola somma gli habbiamo infino a qui tracta, et crediamo per lo advenire sia per farla maggiore, allegando non havere danari per questo conto. Pertanto ci pare necessario che Nostro Signore ordini che noi ce ne possiamo valere. Et volendo la Sua Santità aiutarci d'alcuna cosa, sarebbe approposito hora, et farebbe molti buoni effecti. Et siamo ogni dì più di opinione che non sia bene toccare in questo principio le borse de' cittadini con nuova graveza. Perciò farete bene intendere questa parte alla Sua Santità. Et quanto al modello de' monti che Sua Santità desidera, come per altra si dixe, quando Baccio Bigio ci fia, non si perderà tempo, acciò il più presto si può se gli possa mandare, nè per noi si manchi di alcuna diligenza in tucto quello si debbe. Et perchè siamo di parere che, fatta la ricolta, si comincino i fossi per tucto di qua d'Arno, ciò è dalla parte de' tre quartieri, habbiamo scritto a tutti i podestà del nostro contado, che scrivino, popolo per popolo, quanti huomini fanno da 18 ad 50 anni, et che ne mandino nota particulare. Et si è anticipato, acciò ch'eglino habbiano tempo a fare questa descriptione appunto, et che noi possiamo, fornita la ricolta, entrare in simile opera gaglardamente.

4

A dì primo di giugno.
A tutti i podestà del contado di Firenze.

Perchè noi voglamo per buona cagione havere notitia degli huomini che fa tucta cotesta tua potesteria, desideriamo che il più presto puoi, usando quanta diligenza ti è possibile, ci mandi una nota di tucti quelli che vi sono da i diciotto a' cinquanta anni; et terrai questo ordine. Manderai o per i sindachi o per i rectori de' popoli, et insieme con i tuoi messi farai fare a ciascuno, popolo per popolo, la sua listra. Et vedrai nel farla che si notino i lavoratori di terra da quegli che fanno l'altre arti; nè lascierai indietro pigionali o altri habitanti in detti popoli: et riductogli tucti in un quaderno con questa distintione, ce lo manderai. Di nuovo ti ricordiamo la diligenza, acciò che noi ci possiamo tenere sodisfacti della opera tua.

Tenute et mandate a' dì 6.[610]

5

Patente. Dicta die. Per Giovanfrancesco da Sangallo et Baccio Bigio.

Noi procuratori delle mura della città di Firenze a qualunque vedrà queste nostre patenti lettere facciamo intendere, come ostensore di esse sarà Giovanfrancesco da Sangallo ingegnere et architectore nostro. Al quale havendo commesso ritragga il sito della città di Firenze con il paese circunstante, discosto da essa città circa due migla, voliamo et comandiamo a qualunque in decti luoghi habitante, presti a decto Giovanfrancesco, quanto si appartiene a tale opera, ogni aiuto et favore, lasciandolo passare per ciascuno luogo sanza farli oppositione, et darli impedimento alcuno. La quale cosa farete per quanto stimate la gratia, et la nostra indegnatione temete. Presentibus post duos menses minime valituris. Vale etc.

6[611]

Oratori Florentino Rome, Ghaleocto de Medicis.
Die viij iunii.