Essendo venuto el S.or Vitello in Firenze, come per l'ultima nostra vi scrivemo, et non potendo molto soprastare, ci parve da pigliare consiglio da lui come ci havamo ad ghovernare in questo principio, circa questa nostra muraglia, non obstante che non ci fussi Baccio Bigio nè Antonio da Sanghallo; et andamo parte di noi con lui veggiendo questa parte del Prato Ognissanti, perchè stavamo in dubio se noi cominciavamo dalla Porticciola della Mulina o dal Canto del Prato. Donde che havendo decto Signore in più giorni examinato tutto, si è resoluto che sia bene cominciare in sul canto, allegando che quello baluardo, posto in quello luogho, difenderà le mulina, la bocha d'Arno et la Porta al Prato: il che non potrebbe fare quello che si cominciasse alla Porticciola. Disputossi dipoi se questo baluardo si faceva tondo (come haveva disegnato il conte Pietro Navarra) o vero affacciato. Parveli da farlo affacciato, alleghando che non potendo e' baluardi defendere se medesimi, ma havendo bisogno di esser difesi dalli altri fianchi, ne seguita che quando e' sono tondi, li altri fianchi ne guardono solo uno puncto; ma quando sono affacciati, possono tutte le faccie esser guardate. Disputamo dipoi s'egli era da farlo con le cannoniere da basso et da alto scoperte, secondo il disegno di quelli che si sono facti a Piacenza, o s'egli era da fare coperte quelle di sotto, con palcho o volta che facessi piano a quelle artiglierie che havessino ad trarre di sopra. Parve a decto Signore che si faccia con l'artiglierie da basso coperte, parendoli quelli di Lombardia troppo grandi, et in quello luogho troppo sconcio, et non necessarii, affermando che, quando l'artiglierie coperte hanno quelli sfogatoi che possono havere, queste stanno meglio.
Disegnossi pertanto sopra decto Canto del Prato uno baluardo affacciato, che abraccia una torre, che è in su decto canto; il quale ha le sua maggior faccie lunghe l'una lxxta braccia et le minori circa xx. Et disegnamo che le mura che sono dalla parte di verso la porta, sieno grosse braccia viij, et quelle che sono di verso le mulina, per non potere esser battute, sieno braccia vj. Et dalle mura del baluardo alla torre che rimane drento, sono per tutto quelli spatii che voi potrete vedere per il disegno vi mandiamo con questa. Ha da basso iiij cannoniere, due per fianco; et disegniamo che le sieno alte dal piano del fosso braccia iiij, et che da decto piano le sua mura alte braccia xviij. Et che si gittino archi da[612] la torre al muro nuovo; et sopra quegli archi si faccia un palco che habbia di parapetto due braccia, tanto che l'artiglerie che fieno di sotto hanno di sfogatoio tutto quello spatio, delle xviij braccia che sono alte le mura, che non sarà dal parapetto et dal palco mangiato. Al quale sfogatoio si aggiugne la rarità del palco, et le aperture che si faranno di verso la città, per potere entrare in detto baluardo. Gl'anguli di questo baluardo, come voi vedete, vengono acuti, et noi sappiamo bene che questi anguli sono più deboli che i recti et che gli ottusi: nondimeno si sono fatti così, perchè a volergli fare ottusi ci bisognava entrare in maggiore largheza, et così fatti ci paiono assai forti per havere, quelli duoi maxime che possono essere battuti, dieci braccia di sodo. La torre che resta di mezo disegniamo abbassarla infino al piano del palco, acciò che lo spatio delle artiglerie che hanno a trarre di sopra sia largo. Questo è in effecto come, secondo il consiglo del signore Vitello, ci parrebbe da farlo, di che vi se ne manda il disegno, acciò possiate mostrare tucto a nostro Signore, et intendere la opinione di Sua Santità.
Et perchè ci parve,[613] poi che noi eravamo in quello luogho, examinare el modo di fortificare dalle Mulina alla Porta al Prato, mandiamo el disegno di tutta decta fortificatione, per il quale vedrete come si disegna abracciare la Porta al Prato con uno baluardo chiuso, che non habbia uscita, et la Porta solo serva ad entrare in quello; et per uscire della città si facci una porta di nuovo allato a decto baluardo di verso el Canto del Prato. Disegnasi quella torretta che è nel mezo, infra la Porta et il Canto, bucarla dalla parte di drento, et aprirla um poco da ogni fianco, tanto che duoi vi si possino con li archobusi maneggiare. Disegnasi fasciare le Mulina con uno muro, secondo vedrete in sul disegno, facendo um poco di ricepto fra 'l muro vechio et il nuovo, che tiri artiglierie per li fossi. Pare anchora da fare una piactaforma in mezo, tra le Mulina et il Canto, che giri da ogni banda per il fosso. Disegnasi fare il fosso largo 30 braccia, seguitando el consiglio di Pietro Navarra, che danna i fossi di maggior largheza. Vero è che al signor Vitello pare che ad canto a' fossi sì faccia una via largha almeno x braccia; et che la terra si ha ad cavare del fosso, quella cioè che non si metterà dentro alle mura, per far terrapieno, si metta di là da questa via, et se ne faccia uno argine alto 3 braccia da decta via, il quale argine si spargha in modo verso li campi, che non facci grotta et parapetto alli inimici. Questa via disse esser necessaria per poter girare le mura di fuora, per dare adiuto, et più spatio al fosso; et sempre, respecto all'argine, si potrà da quelli di dentro usare. Et tutte queste cose così disegnate, per farsi hora e ad tempo, sono distribuite in modo che le risponderanno bene a tutte quelle cose che di là d'Arno si edificassino. Questo è tutto quello che si è col signor Vitello ragionato. Farete intendere tutto a N. Signore, adciò che Sua Santità ne dica la sua opinione.
Ricevemo hieri la vostra de' iiij del presente, et quanto al danaio che importa più d'ogni altra cosa, noi vi habbiamo a dire questo: come, considerato li tempi che si apparecchiano et le spese che potrieno sopravenire, noi siamo di quelli che se questa opera si havessi ad cominciare, che consiglieremo che la si soprasedesse, pensando che non fussi bene acchozare muraglia et guerra; ma da poi che la è con tanta demonstratione et expectatione, noi non possiamo consigliare che la si lasci indrieto. Et parrebbeci che questo si potessi fare sanza torre assegnamento di importanza alla guerra, entrando in imprese che si spendessi poco et si facessi demonstratione assai. Questo baluardo che si è disegnato in sul Canto del Prato, non ascenderebbe alla spesa di cinquemila ducati; li quali non si hanno ad spendere tutti ad un tratto, ma in iij o in iiij mesi che penerà ad fornirsi; in modo che, cominciando ad murare questo, et dall'altra parte, facta la ricolta, tenere due o tremila contadini intorno alle mura ad cavare li fossi (come si potrà sanza spesa fare), sarà la demonstratione grande et la spesa poca, nè tanta che l'habbia ad impedire le altre nostre necessità. Hora, piacendo a N. S. questo modo, conviene che S. Santità ordini qui che di quelli tanti danari che habbiamo di bisogno, noi ne siamo provisti, perchè di qualunque luogo e' si habbino ad trarre, o dalla Parte[614] o d'altrove, noi habbiamo bisogno della auctorità sua; maximamente perchè circa 1600 ducati, che avanzavono alla Parte, più settimane sono, pervennono alle mani del depositario, dal quale non si potrebbono sanza la auctorità di quella trarre. Infine, se noi sareno provisti, noi usereno quanta sollecitudine sapreno et potreno maggiore. Ma quando, respecto alli tempi, non si possa, ce ne rapportereno a l'iudicio et prudentia di Sua Santità. Non essendo anchora venuto Baccio Bigio, per avanzare tempo sopra 'l disegno che desidera N. S., habbiamo imposto a Giovanfrancesco da San Ghallo cominci ad levarlo; et venuto Baccio, li accozeremo insieme et acciò che 'l sia più perfecto et possa meglio satisfare.[615]
7
A dì ij di giennaio 1526.
Perchè ci occorre havere bisogno di ......[616] huomini usi a maneggiare la terra, t'imponiamo che con quanta diligentia puoi gli provvegga, et sotto uno capo che gli conduca ce li mandi, et con tale presteza che sieno rapresentati venerdì proximo, che sareno adì 4 del presente, alla porta a San Giorgio, ad uno nostro commissario: il che fa' che non manchi per quanto stimi la gratia nostra. Et fa' loro intendere che saranno qui pagati da noi giorno per giorno, secondo l'opere di questi tempi. Et farai che portino il terzo vangha, il terzo zappa, et il terzo pala. Oltre a di questo comanderai a tutti i tuoi subditi, che ci conduchino fra 3 dì da hoggi, pure alla porta a San Giorgio, una soma di stipa per casa; la quale ancora sarà pagata da noi giusto prezo. Bene vale.[617]
8
A dì 21 di gennaio 1526.
Per ordinare et deliberare alcuna cosa che concerne al bene di questa città, voliamo che subito ricevuta la presente, raguni i capi di cotesta tua podesteria, et facci fare loro uno sindaco, huomo prudente, et quello, il più presto potrai, manderai qui con tue lettere al magistrato nostro. Fa' quanto t'imponiamo, usando grande et buona diligenza. Vale.[618]