Prefati Domini [Decem] etc. deliberorno, et per lor solenne partito elessono a servire in cancelleria del magistrato loro per lor primo secretario, et in luogo di messer Francesco Tarugi da Montepulciano predefunto, messer Donato di Lionardo Giannotti, cittadino fiorentino, con provisione et salario di fiorini cento larghi d'oro in oro netti, per ciascuno anno; con questo, che detta provisione et salario s'intenda essere cominciata et cominci a' dì 23 di settembre proxime passato, el quale dì cominciò a servire in detto luogo. Et così seguiti etc.

2[666] Die VIIII decembris MDXXVII, Salarii di Ministri del Magistrato, et prima

Lorenzo di Phylippozo Gualterotti proveditore ec....

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Messer Francesco Tarugi[667] da Montepulciano condotto a servire in cancelleria del magistrato loro con provisione di fiorini 200 larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli; sono per suo servito di mesi dua cominciati a' dì x di giugno passato, et finiti per tutto dì 9 d'agosto, el quale dì partì per a Montepulciano, dove morì fra dua giorni. In tutto, alla sopradetta ragione et per detto tempo come di sopra, fiorini 33 d'oro, lire 2. 6. 8 piccioli.

Messer Donato di Lionardo Giannotti, condotto da' prefati Signori X a servire in cancelleria del magistrato loro, in luogo del sopra detto messer Francesco, con provisione di fiorini cento larghi d'oro in oro netti per ciascuno anno: fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli; sono per suo servito alla sopradetta ragione, da' dì 23 di settembre passato, el quale dì fu condocto, a tutto dì 9 del presente. In tutto fiorini 21 d'oro, lire 2. 14. 5 piccioli.

NOTA AL CAPITOLO VIII DEL LIBRO II. (Pag. [118])

Come ho già detto, io non sono stato in tempo a valermi dell'opera recentemente pubblicata dal signor Martin Hobohm sul Machiavelli quale scrittore di cose militari, ed istitutore dell'Ordinanza o Milizia fiorentina. Lasciando ora da parte ogni disputa su particolari questioni, io non credo di dover mutare il giudizio generale che ho dato sull'argomento. Trattandosi però di materia speciale e quasi tecnica, sulla quale dovetti richiedere e spesso ho riportato le autorevoli opinioni di ufficiali superiori d'esercito, italiani o stranieri, potrebbe sembrare strano il non dir nulla della opinione di chi più ampiamente di tutti, e con maggiore diligenza, ha trattato il medesimo soggetto. Esporrò quindi brevemente il giudizio dato dall'autore.

La sua opera, scritta dapprima in una forma assai più sommaria, fu premiata dalla Facoltà filosofica di Berlino. Ampliata più tardi, venne pubblicata nel corrente anno (1913) in due grossi volumi.[668] Il primo si occupa dell'Ordinanza, il secondo dell'Arte della Guerra e degli altri scritti militari del Machiavelli. Tutto ciò in relazione con la storia dell'arte e della scienza militare nel Rinascimento, dando continuo ragguaglio delle guerre combattute in Italia a quel tempo. Sotto un certo aspetto l'opera può dirsi un ampio Saggio della Storia militare nei secoli XV e XVI.

L'esame dell'Ordinanza, fin dalla sua origine, e nelle sue varie vicende, è minutissimo. L'autore ne espone il carattere, la formazione, i difetti: spiega le ragioni del nessun resultato pratico che essa ottenne, e doveva, secondo lui, ottenere quando fu messa alla prova. Riconosce che il concetto d'affidare al popolo in arme la difesa dello Stato, in un tempo in cui le compagnie di ventura infestavano l'Italia, fu degno del patriottismo e del genio del Machiavelli. Ma sebbene questi avesse visto, esaminato vari eserciti; sebbene a lui fosse stata affidata la costituzione dell'Ordinanza, egli non era uomo di guerra, non aveva preso parte nè ad una battaglia, nè ad una scaramuccia, non aveva comandato nè un esercito, nè una compagnia. E sebbene anche nei suoi scritti militari apparisca l'originalità del suo genio, essi sono pur sempre il resultato non d'una vera esperienza di guerra, ma del genio e del dilettantismo dell'autore. Nel momento della prova la sua Milizia doveva perciò fare bancarotta (II, 147). È la parola di cui si serve l'autore.