Io non lo vidi, perchè già rotto nel 1816 da un masso che vi era rovinato.
Ora il luogo divenuto proprietà dei signori Gavazzi, questi usufruttarono di quell’acqua per dar anima e moto ad officine, setificî, lanificî, cartiere, laminatoi e mulini, essendo ora Bellano uno de’ paesi del lago più industriosi.
Poichè vi siamo presso, andiamo ora a vedere Varenna.
Passiamo pel Sasso di Morcate, cui la mina ha squarciato le viscere, per continuarvi la strada militare, e giungiamo alla Riva di Gittana, di cui in addietro appena appena si sapeva da’ barcaiuoli il nome; non adesso che da tutte parti vi arriva la gente per ascendere a Regoledo, luogo silvestre non è gran tempo, divenuto oggidì uno de’ più popolati ritrovi termali.
Ma prima di ascendervi anche noi, proseguiamo a Varenna, che fu già nella dipendenza degli arcivescovi di Milano. Già fiorente un dì, non conta ora più di un migliaio di persone, ciò che non impedisce che viva tuttavia sul labbro de’ suoi abitatori il ritornello che stereotipa il carattere de’ suoi abitatori:
Varenna su uno scoglio,
Del mio non ho, del tuo non voglio;
Ma piena son d’orgoglio.
La grandiosa villa che quivi avevano gli Isimbardi fu ridotta ad albergo; i Venini ve l’hanno ancora; il clima è più che proprio a mantenervi anche fiori e piante esotiche.
Poco discosta è la fonte Uga, che sgorga da un antro e trascorrendo sotto di un pergolato di allori, scende e s’unisce alla cascata artificiale della sottoposta Capuana.