Più su si sale al cocuzzolo del monte, dove furono infisse nel suolo tre crocette, che si veggono stando al basso della valle e che a quel più alto vertice fan dare il nome di Monte delle Crocette. Ivi naturalmente si allarga ancor più l’orizzonte e spazia vieppiù la vista.
Ma l’ora si è fatta alta, e la salita, l’aria sottile del monte ci hanno reso acuto l’appetito; mano alle provvigioni. Non dimentichi il lettore la purissima linfa del monte, e con Properzio gridi a chi lo serve:
Et puris manibus sumite fontis aquam.
ESCURSIONE VENTESIMASESTA. LA VALLE DELL’ORO.
Corni di Canzo. — Civate. — Il monastero benedettino. — Il re Desiderio e Adelchi. — La tradizione del miracolo. — La Valle dell’Oro. — Barzaguta. — La cascata.
Come già notai in una precedente escursione, anche dai bastioni orientali della nostra Milano, fra quella lunga fila di montagne di cerulea lontananza che contermina l’orizzonte, si distingue quel monte che elevandosi in due acute punte, vien detto dei Corni di Canzo, dal bel paese che loro dà il nome, e che divide la Brianza dalla Vallassina. Era ad essi che Giovanni Torti, il poeta della Torre di Capua e dei versi che Manzoni additava come pochi ma valenti, faceva cenno in questi:
O selvose montagne, o gioghi erbosi,
O di lontan sovreminenti al verde
Cornuti massi, o dolce aere vitale...
Come appendice di questo monte, si protende un bel declivio che vien morendo in riva al lago di Annone. Su questo allegro pendío si posa il villaggio di Civate, o Clivate, come appellavasi in addietro, derivando la propria denominazione dalla sua stessa postura.