Valle dell’Oro.

L’orrido pittoresco della Valle dell’Oro è del più bello artistico che immaginare si possa. Perchè chiamata dell’Oro, non è presto detto, variando al proposito le sentenze. V’ha chi attribuisce questo nome alle molte piante d’alloro di cui tutta quanta era un tempo disseminata; v’ha chi pensa esistesse un giorno qualche aurifera miniera, ma di traccie non se ne riscontrano; v’ha chi poi lo vorrebbe derivare — e potrebbe essere probabile — dal cognome di alcuna famiglia che là ebbe un giorno a possedere. Ma di siffatte investigazioni non credo possa venirne utile a chichessia e però passo oltre.

Presso al poggio, designato da quei del paese col nome di Barzaguta (balza acuta), si discende verso un torrente, le cui acque nella caduta mettono in movimento mulini e filatoi. Poco dopo ne si para dinanzi una magnifica cascata, quella appunto di che or ti si offre il disegno. Il fondo di questa incantevole scena è costituito da due altissime e smisurate roccie, e le acque, precipitando spumeggianti e rumorose, formano nel letto del torrente un bel bacino. Al piede di esso l’occhio si perde in una gola oscura, attonito dapprima per le dirupate frane e pei pensili massi che sembrano ad ogni istante rovinare, e se mai ti piglia il talento di ascendere al sommo della cascata, una rozza gradinata praticata nella roccia ti agevola la salita.

Oh sì, fra tanto frastuono delle acque cadenti, e fatto maggiore dagli echi che si ripercuotono, l’anima nostra è compresa da un insolito sentimento fra la meraviglia e l’orrore; gli svariati effetti di luce, le tinte ora cariche, ora sfumanti della intera scena, e quelle ombre, che i pittori chiamerebbero portate, e il cupo verde de’ cespugli, e il gruppo degli alberi, e l’enormità de’ macigni, ne ingigantiscono così quelle sensazioni che ognun si sente quasi incatenato al luogo e mal si sa togliersi di colà.

Il geologo poi in quest’orrido della Valle dell’Oro studia uno dei fatti più curiosi della sua scienza; cioè il gran banco madreporico, anzi muraglia di corallo che si stende per tutta la Lombardia, dove mal distinto dalla dolomia bianca e grigia che può dirsi azoica, dove conservando le forme di polipaio.

Valle dell’Oro è pur chiamato quel povero gruppo di capanne, al quale scorge il sentiero che percorre la costa della rupe, e se il cammino scabroso ti ha fatto stanco, una polla di limpida e fresc’acqua colà ritrovi che ti ristora dall’arsura e ti fa cuore a terminare l’aggradevole pellegrinaggio.

ESCURSIONE VENTESIMASETTIMA. LA CASA DEL PARINI.

Annone. — La Squadra dei Mauri. — Suello. — Cesana e San Fermo. — Bosisio. — La Chiesa e l’Oratorio — Casa Banfi. — Monumento ad Appiani e Parini. — Uno stregone dei tempi antichi. — La casa del Parini. — Lapide commemorativa. — Onta lavata.