Discendendo dall’altura di Civate, rasentati i laghi d’Oggionno e di Annone, de’ quali il lettore s’è già intrattenuto per averli veduti dalle vette di Galbiate e di Monte Baro, pigliamo la via che mena a Bosisio, chè oggi la nostra escursione è un caro pellegrinaggio alla casa in cui nacque quell’intemerato intelletto di Giuseppe Parini, che fu tanto lume delle italiane lettere e che si recò a sommo di gloria il poter dire di sè:
Io volsi
L’Itale Muse a render saggi e buoni
I cittadini miei[30].
Vediamo da lungi Annone, che dà nome al lago, ma che non ha importanza speciale, malgrado la bella chiesa che vi sorge su disegno del Bovara, di stile jonico. E ad Annone dicono sia venuto il nome da uno dei trenta duchi longobardi. Se sul Monte Baro e in Civate la tradizione ricorda la presenza in questi luoghi di Desiderio e di Algiso, nulla di più facile che anche un altro duce di loro razza sia qui stato e abbia lasciato a’ posteri memoria di sè in questo paese.
A mano destra, e addossata alla montagna, è quella parte di territorio che si denomina ancora la Squadra dei Mauri, e anche qui la tradizione spiega la denominazione, pretendendo stabilita qui una colonia di Mori... ma in qual tempo? Se ne tolgono d’impaccio questi fabbricatori di storia, rispondendo: al tempo delle invasioni, che io mal saprei definire ancora quando fosse, ignorando davvero che i Mori facessero mai invasioni nelle nostre parti e molto meno in queste. Compresa in tale Squadra è Cesana o San Fermo, come più propriamente si nomina, terra vaghissima e ferace, e che si han più dati per ritenere che avesse un giorno una maggiore importanza.
Poi via trascorriamo Suello, e di contro a Cesana, pria di giungere a Pusiano, volgiamo a manca, e dopo breve cammino, girando pur alquanto intorno al lago di Pusiano, salutiamo Bosisio.
Un dì, e non è molto, era poverissima terra; ora il comune è de’ più ricchi, grazie alle torbiere che si trovano sul suo, e che gli fruttarono e fruttano tuttavia una ingente moneta. Ogni fuoco di questo paese ha diritto ad una parte di torba; nè avviene qui ciò che altrove di queste parti si lamenta, che cioè i nullatenenti e i vagabondi si caccino nell’altrui per i boschi a far legna. E sovrabbonda in tanta quantità la torba, che ne può esser venduta con larghissimo ed annual beneficio.
Tuttavia, malgrado l’antica povertà, non era l’arte nome affatto straniero in Bosisio, se nella sua chiesa parrocchiale ti veniva mostrata come preziosità una tavola dipinta da Gaudenzio Ferrari, una tela di quel più recente ma esimio artista Vitale Sala, di cui vedemmo già a Valmadrera due freschi, ed un’altra del Narducci nell’Oratorio di casa Appiani, architettato dal valente Moraglia, dove era un bellissimo quadro del sullodato Vitale Sala, rappresentante l’Annunciazione di Maria Vergine; e finalmente nella casa del signor Banfi, dove io fui l’ospite benvenuto nel 1845, si trovava che il colto proprietario aveva nel suo grazioso giardino, che digradava al lago di Pusiano, eretto monumento a due illustri che da Bosisio eran partiti a far parlar alto di sè stessi il mondo; ad Andrea Appiani, giustamente chiamato il Pittor delle Grazie, ed a Giuseppe Parini. E siffatta reverenza dimostrava il Banfi quando non s’era per anco da alcuno pensato a mettere pure una pietra commemorativa là dove l’illustre Poeta era nato ed aveva abitato; e su di quel monumento scolpiva i versi di lui, ne’ quali entrambi sono così rammentati, e son questi:
Te di stirpe gentile