Ed io col plettro seguitando il bello[31].
Dirò di più a chiarire la noncuranza. In quell’occasione mi rammento che, visitato per la prima volta il Pian d’Erba, all’incantevole vista de’ suoi facili colli, de’ suoi ridenti paesi, de’ tranquilli suoi laghi, m’erano venuti spontanei sul labbro i versi del cantore del Giorno, della satira mordace e potente, ma elegante e in guanti gialli, che così questi suoi luoghi salutava, quando, stomacato della vita politica e cittadina, faceva ad essi ritorno:
Colli beati e placidi
Che il vago Éupili mio
Cingete con dolcissimo
Insensibil pendio,
Dal bel rapir mi sento
Che natura vi diè,
Ed esule contento
A voi rivolgo il piè[32].