Un’altra musica, quella del signor Perego di Cremnago, faceva eco alla prima coi suoi funerei concenti. Intanto i preti esilarati da quella musica intuonavano e cantavano il Vexilla regis prodeunt.
Sotto poi un elegante baldacchino veniva portato da quattro uomini, vestiti alla foggia di sacerdoti pagani, il cadavere di Cristo, di modo che nella stessa processione vi si vedevano due Cristi: vivo l’uno, l’altro morto.
Le tre Marie seguivano la bara, e dietro ad esse si scorgeva un nugolo di Santi, tutti in costume, e tra questi qualcuno di mia conoscenza, cioè, S. Luigi Gonzaga, S. Ambrogio, S. Maria Maddalena, S. Caterina da Siena, S. Margherita da Cortona, ecc. ecc.
Quella però che ha fatto destare maggiore ilarità nel pubblico profano, e che, incredibile dictu, ha fatto ridere la stessa Madonna Assunta che le stava di dietro, fu Santa Rita, la quale sentendosi pungere le tempie dalla corona di spine che cingevale la testa, dimenticava la propria santità, e, come gli altri mortali, mandò acuti lai, infino a che gliela accomodarono per benino ed in modo da non risentirne più dolore.
Chiudevano il corteo tutte le Madonne e gli Angeli d’ogni specie. L’Assunta la vedevi colle braccia alzate ed in atto di volare al cielo. L’Addolorata, con sette pugnali nel petto, teneva lo sguardo rivolto a terra, ed era immersa in profondo dolore. L’Immacolata tutta sorridente mostrava d’essere in un’estasi paradisiaca.
La processione ritornò in chiesa, e poco dopo il Cireneo, il Cristo, i Giudei, gli Angioli, i Santi e le Madonne ridiventarono semplici mortali, contenti di aver dato alla Santa Bottega il loro obolo per aver fatto la loro parte in commedia.
Innanzi a tutte queste giullerie, indegne dell’età presente, d’una cosa almeno si ha diritto di chiedere: e l’autorità intanto che fa?
Era peccato che su queste sponde del lago non vi fossero belle imbarcazioni, onde mai non vi si vedessero sopra signori a diporto. Era appena se si poteva trovare qualche barchetta da pescatore per remigare all’isola de’ Cipressi, che unica sta nel mezzo di esso e che abbiamo eletta per iscopo della presente escursione. A cotale difetto pensò rimediare il Comune di Bosisio, che, volgendo la ricchezza procacciatagli dalla torba a migliorare le proprie sorti, vi stabilì eleganti navicelli che invitano ad ascendervi.
Voghiamo quindi adesso a questa graziosa isoletta. Non ha che l’estensione di ventiquattro antiche pertiche. Gli alti cipressi e pioppi, che si vedono sorgere come dall’onde, vi vennero piantati verso il 1770 dal proprietario di essa, marchese Molo, onde assunse il nome da quelli alberi, l’Isola de’ Cipressi. Il sullodato signor Giuseppe Conti, che vi fu dopo il proprietario, non son molt’anni ne aveva all’estremità praticato un taglio per istabilirvi un vivajo di pesci, studiosissimo com’era, e come più sopra ricordai, di piscicoltura. Nell’isola, del resto non si vedono ora particolarità maggiori delle ombre amiche che invitano a riposo nelle ore più calde del giorno: frigus captabis opacum, e dell’indistinto piacere che si prova di ritrovarsi in piccol luogo tutto recinto dalle acque.
Da qui tuttavia, Davide Bertolotti, sentimentale scrittore e poeta, immaginò un suo gentile romanzo, che intitolò appunto L’Isola de’ Cipressi.