Il Comune di Bosisio non farebbe, credo io, opera vana ed infeconda, traendo maggior profitto dalla bella isoletta, erigendovi qualche casetta e trattoria. Sarebbe certo attrattiva maggiore a visitarla, sarebbe richiamo pei villeggianti, che ne farebbero meta di passeggiata e di divertimento. Sapere, come adesso si sa, che nell’isola non c’è albergo, a pochi entra in capo di andarvi. Le vaghissime isole del Verbano, perchè fornite di case e di alberghi, sono da tutti frequentate e levate a cielo, come gemme di quelle acque; e perchè non lo potrebbe essere di queste l’Isola de’ Cipressi?
Isola dei Cipressi.
ESCURSIONE VENTESIMANONA. IL BEL DOSSO.
Corneno. — La Cà di strii. — Villa Besana. — Galliano. — Carella. — Mariaga. — Alpe di Carella. — Il Bel Dosso. — Villa Graziani. — Longone. — Osteria. — La Malpensata. — Penzano. — Bindella. — Villa Galimberti. — Proserpio. — Villa Baroggi. — Inarca.
Or lasciamo la vettura e camminiamo su queste magnifiche alture che seguono dopo Pusiano.
Il primo paese che veggiamo è Corneno. Bella è la sua posizione e con qualche buona casa. Isolata ne sorge una, proprietà dei signori Conti, intorno alla quale corrono le più strambe dicerie. Vuolsi dal volgo che il diavolo vi faccia a fidanza, che s’odan la notte strascico di catene e lamenti; chi ne fornisce una storia, chi l’altra: certo si è che rimase il palazzo, a cui fu appiccicato il nome di Palazzo del diavolo, od anche di Cà di strii, molto tempo senza essere abitato, malgrado la felicissima sua situazione e la vista che vi si gode.
Io raccolsi la tradizione, e ne feci subbietto d’un racconto nella mia opera delle Tradizioni e leggende di Lombardia; epperò, a non copiarmi, rimanderò il lettore a quel mio libro, s’egli ne voglia sapere di più. Anche adesso la Cà di strii non è abitata, ma mi fu detto che i suoi proprietarî abbian di meglio per villeggiare, nè quindi si cerchino di dare una smentita, col soggiornarvi, alle vecchie ed insulse ubbíe del paese. Nella villa Besana, ora proprietà del dottore Strambio, ed un tempo del pittore Andrea Appiani, su d’un camino, in una sala, l’illustre pittore disegnò col carbone Amore che incatena il Tempo colle rose, il qual disegno si conserva tuttavia difeso da cornice.
Segue Galliano, terricciuola ove son case e giardini signorili. Nel grandioso giardino attinente l’ampia casa del milanese Paolo Biffi, notabilità della confetteria e pasticceria, che qui or passa i suoi vecchi giorni, veggonsi vecchie torri, istoriate da Giovanni Biffi nella sua narrazione La Ghita del Carrobio. In molta prossimità di Galliano trovansi i villaggi di Carella e Mariaga, pur onorati di case di villeggiatura. Dietro a questi si distendono ridenti valli intersecate da acque correnti, ed è in mezzo d’una di esse che la sua vita d’artista e di poeta passò qualche tempo quel vivace scrittore che è Antonio Ghislanzoni, togliendo a pigione una villetta, cui veramente poteva dire parva sed apta mihi; e là fui a trovarlo, sempre constatandogli il buon umore e la vena pronta ai motti, ai frizzi, alle piccanti osservazioni. È di là che mandava a Verdi, a Petrella e ad altri maestri i suoi libretti, di là i suoi articoli di critica musicale al giornale di Ricordi; di là i suoi romanzetti scherzevoli che ne han fatto di lui il nostro ameno Paul de Kock.