Nel medio evo fu Asso, come tutta la Vallassina, della mensa arcivescovile di Milano. Allo spirare della signoria de’ Visconti ne appare infeudato Facino Cane, celebre capitano di ventura e primo marito della sventuratissima Beatrice di Tenda, poi l’altro capitano Luigi del Verme e via via altri. Ebbe però governo proprio e statuto indipendente sino all’editto 16 maggio 1765, in cui la Vallassina venne incorporata al ducato di Milano.

Ponte Oscuro.

Visitando Asso, veggasi la prepositurale, dove son dipinti egregiamente i Misteri del rosario, ed è di Giulio Cesare Campi una pala rappresentante l’Annunciazione. Qui pure sonvi signorili famiglie, tra cui i Romagnoli, i Magnocavallo, i Merzario, i Mazza, per non dire di tutti, ecc.

Gli è da Asso per Sormanno e per Rezzago che le allegre comitive, messe insieme dai paesi circonvicini, precedute da fanfare e ribechini, ascendevano, più frequenti in passato, per il piano del Tivano, e correvano a vedere quell’imbuto conosciuto sotto il nome del Buco della Nicolina, dove, provenienti dalle ville del lago di Como, pur salivano per l’opposto versante altre liete brigatelle a convegno concertato alla città, e da cui entrambe non si toglievano che a notte fra lo splendore delle faci resinose, come ho già fatto noto nell’apposita escursione.

Fuori appena di Asso, il pittorico è ancor maggiore; perocchè, oltre le diverse intonazioni risultanti da’ caseggiati civili a’ rustici commisti, oltre le torri ed i villaggi sovrastanti di Pagnano e di Fraino ed i verdi altipiani di Caglio e di Gemù, ti si para subito davanti una scena di bell’effetto nella vista del Ponte Oscuro, che a certa altezza si gitta da un masso all’altro della roccia, su cui corre la via che scorge a Valbrona e sotto cui, tra grossi ciottoli e pietre staccate dalle pareti o rotolate dalle acque, scorre il Lambro, dinanzi al quale sembra la roccia si sia aperta e divisa per aprirgli il passaggio.

A che i pittori e i toristi nostri, domando io, vanno cercando alla Svizzera scene e paesaggi per i loro quadri, per le loro impressioni, se la nostra Lombardia e i monti dell’alta nostra Brianza ponno loro offerirne di solenni e di belle, di svariate, e di ispiratrici egualmente?

A chi volesse deliziarsi di maravigliosi punti di vista; a chi amasse gli erbosi altipiani alternare a’ villaggi, e a’ rugiadosi e impervi sentieri preferisse ampio e regolare cammino, io consiglierei volontieri di eleggere la recente strada che traversa tutta la Vallassina per il corso di ben dieci miglia e riesce a Bellagio, uno de’ più ameni paesi del Lario. Uscita appena dagli anfratti di Asso, quella strada ritorna ampia e comoda per Lasnigo, ove hanno villa i Rusconi ed altri, ed è prosecuzione di quella che dalla Malpensata conduce, per Longone, a Canzo ed Asso.

Visitando la Vallassina, a questa vaghezza di natura inanimata, altre ne troverà della animata il lettore; e senza dire degli uomini d’un ingegno svegliato, industriosi ed ospitali, i quali più spesso cercando fortuna al di fuori e colà eziandio stabilendosi, non crebbero guari fortuna al loro luogo nativo, accennerò delle donne col giudizio che ne reca un non sospetto autore, l’oblato prevosto Vincenzo Mazza di Lasnigo, autore d’una storia manoscritta della Valle, veduta dal Cantù. Esse gli parvero modelli, come di avvenenza, così di costumatezza; sobrie, pudiche, casalinghe, matronali sì da rimovere qualsiasi licenza d’atti e di parole, e le fanciulle sanno all’uopo difendersi cogli zoccoli, con sassi e colle spadine che portano come un’aureola in capo. E poichè e alla città e altrove si ha tanto difetto di buone serventi, il buon prevosto vi fa sapere come le donne della Vallassina sieno ricercate come fantesche, nè v’abbia esempio che una sia stata espulsa da una casa. Non ho voluto dimenticare questa particolarità della Vallassina, perocchè ogni dì più cresca il lamento per la mancanza di buone serventi. Gli aumentati opificî e la corruzione cittadina e campagnola hanno distratto moltissime di queste donne dal mestiere del servire che un dì pareva loro sì profittevole cosa.