Se a riposarsi di tratto in tratto dal cammino avvenga di interrogare quella buona gente alpestre, s’odono storie e tradizioni, leggende e fiabe a illustrazione di castelli e di paesi, di genti e di famiglie; e se non istessi io sull’avviso contro me stesso che di tradizioni e leggende parecchie son già stato narratore, potrei qui cingermi la giornea e ripetere quello che ho appreso nella Vallassina, nè il lettore sarebbe certo sì fortunato di finirla così presto d’esercitar meco la sua pazienza. Non tacerò tuttavia d’accennar ciò che i terrieri non chiamano fiaba o tradizione, ma pretta storia e miracolo. Già toccai alla sfuggita di Onno, terricciuola della Vallassina che siede sul versante del lago di Lecco; or bene raccontasi che quel vigile arcivescovo che fu San Carlo Borromeo, nel visitare tutta la sua diocesi onde conoscerla per l’appunto e recarvi i saggi suoi povvedimenti, percorrendo questi luoghi aspri e montani, qui presso ad Onno, cavalcando una mula, precipitasse con essa dentro un profondo precipizio, ma che per sommo di ventura — essi dicon miracolo — ne uscisse incolume.
Ma io debbo, cortese lettore, qui arrestarmi, nè proseguire nella Vallassina, per non discostarmi troppo dal Pian d’Erba, nei confini del quale deve restringersi il mio libro.
ESCURSIONE TRENTESIMAPRIMA. CASTELMARTE.
Val di Giano. — Caslino e suoi cacini. — Mulino S. Marco. — Fabbrica di coltelleria. — Setificî Invernizzi, Castelletti, Prina e Mambretti. — Ademprivo. — Castelmarte. — Ville Bertoglio, Parravicini, Biondelli. — Fu Castelmarte capo della Martesana? — Castrum Martis. — Giunteria archeologica. — Reliquie antiche.
Ritornando per la strada percorsa venendo da Longone, giungendo ora dopo Canzo al bivio che ho già avvertito nella passata escursione, pigliam la via alla mano destra e presto ci saremo introdotti in una valletta amena, che il paesano denomina Val di Giano.
È qui che ci si offre sull’altura a mano destra il paese di Caslino, che ora fa parlare di sè pe’ suoi cacini, e a cui si va per una bella strada, presso al luogo detto Mulino San Marco, dove c’è, oltre un recente filatojo e un mulino, una fabbrica di coltelleria di Dionigi Carpani, che gode assai credito, massime per certi coltelli da cucina.
Caslino ha la sua storia, e il prevosto Carlo Annoni ne dettò una dotta Memoria. Ora vi sono altre filande e filatoj degli Invernizzi, dei Castelletti, Prina e Mambretti. Bella è la vallata erbosa del comune che sta dietro il paese, e dove per una specie di ademprivo, quelli abitanti pascolano le capre del cui latte si fanno i cacini suddetti.
Dalla strada che seguiamo di Canzo, avanzando qualche passo, ci troviamo ai piedi del colle su cui pompeggia Castelmarte.
In attesa che si faccia da Pontelambro la strada più ampia e più comoda, come se ne fa ora iniziatore quell’egregio uomo e rinomato operatore chirurgico che è il dottor cav. Lamberto Parravicini, inerpichiamoci per questo boscoso declivio.
Non lungo è il cammino, e però presto ci troviamo in mezzo al paese.