Foste cortesi di vostr’ombre quete!

Quand’ei fabbro di numeri divini

L’acre bile fe’ dolce, e la vestía

Di tebani concenti e venosini,

Parea de’ carmi suoi la melodia

Per quell’aura ancor viva; e l’aure e l’onde

E le selve eran tutte un’armonia.

Parean d’intorno i fior, l’erbe, le fronde

Animarsi e iterarmi in suon pietoso:

Il cantor nostro ov’è? chi lo nasconde?