Sul ciglio dell’opposta eminenza, al di là di Pravalle, si pavoneggia la elegante villeggiatura de’ signori Conti, che divide coi Valaperta i vantaggi della fortunatissima posizione.
Erba Superiore è occupata per lo più da ville o case da villeggiatura: il movimento principale è nondimeno in Erba Inferiore. La borgata è dotata di Pretura, di ufficio telegrafico e di albergo: ha tutte le botteghe occorrevoli al vitto, come in una città; massime le carni vi si trovano eccellenti dai villeggianti; al suo caffè, elegantemente riaddobbato di fresco e famoso pe’ suoi amaretti, sorta di pasticcini torrefatti e che contendono il primato con quelli di Saronno, nelle ore pomeridiane d’autunno vi convengono i signori e le eleganti dei dintorni, sia venendovi a piedi, sia cogli equipaggi, felici del vedersi gli uni gli altri; perocchè, del resto, la sosta avvenga in una via ristretta e senza attrattiva di sorta.
Sulla vetta dell’eminenza su cui seggono le sue case, il pittor Rosa, nel grandioso caseggiato da lui fabbricato e che affitta nelle ferie autunnali a famiglie per lo più milanesi in distinti e ammobigliati appartamenti, costruì un teatro, nel quale in quella stagione recita talvolta qualche drammatica compagnia sviata.
O per la postale, o per sentieri si discende nel sottoposto piano a Vill’Incino, dove sorge la prepositurale nella cui giurisdizione è Erba. Scendendo per la prima, al risvolto trovasi la villa già Clerici, ora Mazzucchetti, che ognun veggendo augura veder tramutato in albergo, tanto se ne sente il bisogno e propizia ne appaia la posizione; ed a fianco di essa al principio della via che si interna e guida a Lezza sorge altra villa de’ signori Brivio ed un filatoio. Proseguendo invece per la postale, dopo la Clerici, a un centinaio di passi si è alla suddetta prepositurale. Alquanto più in là è Incino, o Mercato d’Incino, che, comunque spopolato tutti i dì della settimana all’infuori del giovedì, in cui v’è l’antichissimo mercato con opportuni portici e che diè nome al paese, pure ha memoria di fatti storici. Eravi certo una colonia romana e vi si trovarono sepolcri e ossa giganti e armature dell’epoca. Chiamavasi allora Liciniforum, ossia foro o mercato di Licinio, dal nome di qualche pretore o patrono che vi comandava la stazione militare, o la colonia; onde il conservato nome di per sè vale a scalzare d’ogni fondamento la pretesa di chi volle collocare Liciniforum nel luogo del poco discosto Parravicino.
Del tempo romano qui si sterrarono e lessero due lapidi.
La prima:
Herculi
C. Metilius
Secundus
Votum Solvit Libens Merito.
La seconda:
Jovi Optimo Maximo
Cœsia Tullii Filia
Maxima
Sacerdos
Divae Matidiae[40].
Una terza lapide importa poi di qui riferire, come rinvenuta in alcune escavazioni, perchè forse fa cenno di un ninfeo qui esistito: