Lymphis Viribus Quintus Vibius
Severus votum solvit.
Anche più tardi, nel medio-evo, da Landolfo da Cardano, arcivescovo di Milano (979-998), venne Incino eretto in capitanato, investendone della suprema autorità un suo fratello, come aveva egualmente fatto degli altri due capitanati di Carcano e Pirovano con Missaglia. I Comaschi e i Torriani, combattendo Ottone Visconti arcivescovo di Milano e capo di parte nobilesca, lo diroccarono. Su queste terre, in età più inoltrata, fervendo le lotte guelfe e ghibelline, la fazione guelfa portò desolazione e morte, soqquadrando ogni avere e commettendo i più infami assassinî.
Era poi Incino la pieve più vasta ed importante dell’arcivescovato di Milano, e fino dal 1288 contava sotto la propria giurisdizione sessanta chiese. Alla sua prepositurale andava inoltre aggiunta una collegiata di più canonici, che San Carlo, nel 1584, trasferì alla, prossima chiesa di Vill’Incino, avendo trovato spopolato il paese. Quella chiesa antica è per altro degnissima, per la sua vetustà, di osservazione.
Il giovedì, frequentatissimo è ora il mercato anche da’ villeggianti de’ dintorni; ma verso il meriggio si dirada il concorso, e poco poco il vecchio mercato di Incino ricade nel primitivo silenzio e nella solitudine.
Con tutto ciò vi sono due decenti alberghi, dove trovan alloggio benestanti famiglie sempre nella stagione autunnale, e alle quali appunto la quotidiana solitudine toglie soggezione e aggiunge quella maggiore tranquillità che si accorre appunto dalla città a ricercare in campagna.
ESCURSIONE TRENTESIMASETTIMA. LA VILLA ADELAIDE.
Villa Maria. — Bucinigo. — Pomerio. — Villalbese. — Parravicino. — Ville Parravicini, Belgiojoso e Gariboldi. — La torre pendente. — Casiglio. — Carcano. — Battaglia contro il Barbarossa. — Orsenigo. — Il Carudo. — Le Lische Amare. — Alserio. — Castellazzo. — La Ca’ de’ ladri. — La Retusa. — Tassera. — La villa Adelaide.
Da Erba, salendo la via che corre sotto l’antico castello, ora villa Valaperta, e volgendo a manca, dietro la villa Conti è la strada che va a Parravicino e subito s’incontra la villa Maria, della contessa Maria Lurani.
Solo prima dirò una parola di Bucinigo e Pomerio, che si comprendono nel Pian d’Erba; perocchè dopo segua Villalbese, celebre per ottime castagne e per freschissimi crotti, a cui gli amatori del buon vino corrono ad ogni lieta occasione, ma che entra in una diversa circoscrizione da quella del Pian d’Erba; onde avanti di esso mi convenga arrestarmi, perchè, tratto dalle bellezze dei luoghi, facilmente sarei fuorviato dal mio cómpito e arriverei presto per quella via a Como.
Bucinigo, terricciuola resa vivace da filande e incannatoî, ha più d’una villa, e fra queste quella de’ signori Vidiserti, che giovami specialmente ricordare perchè famosa per la sua patriarcale ospitalità, ivi i moltissimi amici rinvenendo sempre la più graziosa accoglienza. A noi poco importa di discettare sulla pretesa di coloro che il nome al paese sia stato lasciato da un buco iniquo, che dicono esistere tuttavia in un giardino, e così appellato perchè nei tempi delle prepotenze feudali ivi si desse martirio agli infelici che non entravan nel genio de’ padroni; o sulla contraria opinione di chi invece dalla terminazione presume aver il nome radice celtica: lasciamo ai dotti il trarsi d’impaccio. La torre, di cui son superstiti pochi ruderi, rammenta le lotte fra loro sostenute dalle famiglie Sacco e Parravicino.