A Pomerio, vicinissimo, veggonsi avanzi di fortificazioni, che dovevano esservi necessariamente per rispondere al nome di post murum, il quale d’altronde era nella terminologia militare d’allora.

A Parravicino, vediamo seguitarsi tre o quattro ville graziose dei Parravicini, dei Belgiojoso e dei Gariboldi.

Nel giardino de’ Belgiojoso vedesi una torre pendente, come il campanile di Pisa e la Carisenda di Bologna, ricordata da Dante nel canto XXXI dell’Inferno.

Segna essa la dimora de’ Parravicini, che, sbandeggiati dai Rusconi di Como, qui venuti, diedero origine al villaggio.

Di Casiglio non vale far cenno, che per dire essere nella sua chiesa il sepolcro di Beltramino Parravicino, il qual fu vescovo di Como e poi di Bologna.

Fuor della strada, è Carcano, che fu già castello forte e sostenne più assedî, e diè origine alla patrizia famiglia de’ Carcano. In queste campagne fra Carcano, Orsenigo e Tassera, nel nove agosto 1160 fu combattuta una fiera battaglia fra gli aderenti di Federico Barbarossa e quelli de’ Milanesi, e che altri chiamano di Tassera, altri di Carcano, altri di Orsenigo; ma non importa il nome, mentre giovi invece conoscere come ne fosse felicissimo risultamento la sconfitta del Barbarossa e il pieno trionfo de’ Milanesi, determinato dall’improvviso intervento di quei di Orsenigo ed Erba, ai quali fu in guiderdone concesso di poi il diritto di cittadinanza. In mezzo a questi campi, l’arcivescovo Uberto da Pirovano, cantato aveva allora sul carroccio milanese la messa e tenuta una sacra arringa a’ soldati onde eccitarli alla pugna contro l’invasore straniero. Nel primo scontro, che fu terribile, quel sacro carro caduto nelle mani nemiche, veniva distrutto nel luogo detto il Carudo; ma poi, per l’insperato soccorso, ristorate d’un tratto le sorti della battaglia, i Milanesi s’erano presa la rivincita gloriosa.

L’oste nemica si era spinta fino al lago d’Alserio, breve bacino di un miglio e un quarto di lunghezza e di mezzo di larghezza, sulla cui sponda è Alserio piccol paese che gli dà il nome. Era nel pantano delle Lische Amare che vuolsi s’impigliasse il corsiero del Barbarossa, onde il tempo perduto a districarsene gli avesse a riuscire fatale. — Castellazzo, paesello, su d’una facile eminenza, fu così detto da un forte che i Milanesi vi costrussero nel luglio del 1162 per contrapporre a quello di Carcano, ove si erano rifugiati, pronti a rinnovare le offese, i fautori dell’Enobarbo.

Al piede di questa bella eminenza evvi un casale ed un’osteria, detta la Ca’ de’ ladri: è facile indovinare come la brutta denominazione le venisse dall’essere il luogo isolato e proprio, massime in addietro, a ricoverarvi siffatta genìa.

Tutti questi paesi or sono animati da ville ed opificî, e nella parte più elevata di questo punto, vicino al lago, evvi la Retusa, fonte limpida, salubre e perenne, usufruttata a muovere macine, e ad animare stabilimenti di serica industria.

Affrettiamoci invece a visitare la villa Adelaide, che sorge a Tassera e presso alla riva del lago d’Alserio.