Dapprima l’ebbe la famiglia Imbonati, della quale fu ultimo rampollo quel marchese Carlo, alla cui memoria consacrò Manzoni splendidissimi versi sciolti, che ora ha il torto di respingere dalle edizioni fatte sotto gli auspicî suoi; poi l’ereditò il barone Patroni, che, fattala dall’architetto Clerichetti di Milano ultimare, riducendola a stile nordico, forse scozzese, diventò fra le più splendide che si conoscano anche per ricchezza degli interni adornamenti. I giardini sono egregiamente ordinati; getti d’acque perenni la ravvivano, comunque non sia tutto ciò giunto, per sentimento degli schifiltosi, a togliere quell’aria poco allegra che quel seno del lago vi dà. Morto il Patroni e legata ai Calvi la villa, questi la tennero per poco, vendendola a un commerciante genovese che volle lucrare togliendovi molti alberi; ma essa fortunatamente, fin allora chiamata Patroni, dal suo più generoso proprietario, venne di recente alle mani del cav. Domenico Basevi, che, profondendovi egregie somme, non solo la restituì al primitivo splendore, ma ne lo aumentò d’assai.
Figuri quindi il lettore se non avessi allora ragione di dedicarle una speciale escursione.
Oggi essa ha nuovo battesimo, e dal nome della sposa dell’attuale proprietario, si intitola Villa Adelaide.
ESCURSIONE TRENTESIMOTTAVA. MONGUZZO.
Pontenuovo. — Merone, Mojana, Rogeno, Casletto e Garbagnate Rota. — Nobero. — Le sue pesche. — Il Cavolto. — Le fornaci. — Monguzzo. — Il suo castello e la sua storia. — I marchesi Rosales. — Villeggiatura Mondolfo.
Tanto da questa parte ove ci troviamo, quanto dall’altra parte del lago d’Alserio, per la via che dalla Vallassina si va ad Inverigo, si può ascendere sulla vetta del colle su cui signoreggia Monguzzo: noi attendendo di continuare per la via di Parravicino nella ventura escursione, scegliamo adesso la seconda.
Esciti da Vill’Incino, che già vedemmo, ci troviamo, dopo avere attraversato una strada che si chiude fra i campi, alla via provinciale della Malpensata, e, volgendo a ritroso di essa, cioè a destra, in poco tratto di cammino ci troviamo a Pontenuovo, da dove una via riesce a Merone, quindi a Moiana, Rogeno, Casletto e Garbagnate Rota, paesi tutti rallegrati da signorili villeggiature, che di poco discosti da Bosisio chiudono da una parte, all’intorno al lago di Pusiano, quel territorio che abbiam percorso del Pian d’Erba. Proseguendo poi per quella onde siam venuti, ci vediamo a Nobero, o Nobile, come altri chiama questo quadrato di caseggiati aperto da un lato, che, tinto per la più parte in roseo, ti accenna com’esso appartenga ad un solo proprietario, al signor dottor Domenico Porro, che personalmente attendendo alla sapiente direzione dei suoi fondi, ne ottiene i più fecondi risultamenti. Particolarità di questo villaggio sono le più eccellenti pesche, sulle quali conta il colono fra i prodotti a sè dovuti: diritto cotesto limitato a questi terrieri, onde moltiplicate se ne veggano le piante.
Prima però d’entrare in Nobero, non sarà inopportuno dare uno sguardo al Cavolto, specie di serbatoio del Lambro, da cui si deduce l’acqua che va ad irrigare il real parco di Monza, dopo avere percorso una quindicina di miglia.
Alle fornaci presso Nobile si fanno mattoni marmorati, valendosi di un’argilla che si cava dal pendío orientale d’un poggio, che ha un color plumbeo, e mescendola con altra ordinaria gialla.
Per una strada praticata nel colle, si monta a Monguzzo.