Il general Pino, che sposava una donna dei Calderari, riceveva con essa anche la villa; e un bel dì che l’affettuosa sposa attendeva in quegli ozj il marito, fece, sulle alture onde si chiude il recinto della villa e che per felice combinazione rassomigliavano in minori proporzioni a quelle su cui a Tarragona di Spagna si distendevano i fortilizî che il marito aveva coll’armi italiane espugnati, rizzare tanti fortini che imitassero in piccolo que’ maggiori, così preparando al marito la più grata sorpresa. E poichè meglio si ravvivassero in lui quelle grate e gloriose memorie, disponeva che gli alunni del collegio militare di Milano, istituito a San Luca dal generale Teulié, vi venissero a far loro armeggiamenti, attacchi e fuochi con mirabilissimo effetto.

Ma la Villa d’Este fu teatro a scene più importanti di questa, per lo scandalo che ne fu fatto per Europa tutta, e che rivelò il famoso processo che si compì in Londra nel 1820; e siccome da tutti si chiede come, perchè e quando venne dato alla villa il nome che essa ha, come e perchè il nome di Regina d’Inghilterra fu imposto al bellissimo albergo che nel giardino venne edificato dal barone Ciani, che tutta la villa acquistò e vi fabbricò per entro casini, dominato, com’era solito a dir egli, dal mal della pietra; così mette conto che io narri questa storia scandalosa e più scandaloso processo, compendiandola da’ Processi Celebri che la resero ne’ suoi particolari.

III.

La vita di disordine e di dissipazione, cui, dopo d’essere uscito nel 1781 dalla minorità, s’era interamente abbandonato quel Giorgio Augusto Federico, principe di Galles, erede presuntivo della corona d’Inghilterra e che fu poi Giorgio IV, rimase così notoria, che di poco aggiunse a popolarizzarla il bel romanzo di Gozlan.

I suoi banchetti ricordavano le cene dell’impero di Roma: Fox, Sheridan, Brummel, Erskine, Grey e Russel ne erano i compiacenti compagni nelle orgie, negli stravizzi, nelle vergogne, come erano i più eleganti che costituivano la fashion inglese. Superbi equipaggi, amanti di gran prezzo, dispendî pazzi in giardini e palazzi, e perfino giunterie di giuoco si alternavano co’ stravizzi nelle più ignobili taverne: non una tradizione in lui di quella moralità e austerità, nella quale era stato nella fanciullezza cresciuto in corte. Carlton-House fu il teatro di tanto scialacquo e dissolutezza.

Non bastavano a sì grandi follie nè la rendita fattagli di cinquantamila lire sterline, nè i redditi del ducato di Lancaster. A capo di tre anni di sua maggiorità egli aveva già inoltre creato a sè un debito di mezzo milione di sterline, vale a dire dodici milioni e cinquecentomila franchi. Insorsero i creditori, il re Giorgio III si ricusava di pagare, lo scandalo crebbe, e la Camera dei Comuni, dopo un dibáttito scandaloso, finì col votare una somma di 161,000 sterline (4,025,000 fr.) per pagarne i debiti.

Incappato dipoi nelle reti di una signora Fitz-Hubert, cattolica irlandese, costei giunse a farsi segretamente sposare, sebbene un tal matrimonio fosse colpito di nullità, contrario essendo alle leggi del regno, queste non permettendo a’ principi della famiglia reale di contrarlo prima de’ venticinque anni; oltre che il matrimonio del principe ereditario con una cattolica lo escludeva dalla successione al trono.

Aumentati inoltre i suoi debiti, dai quali punto non aveva ristato, fino alla ingente somma di 642,890 sterline, a meglio cioè di sedici milioni di franchi, parve al governo non esservi altro riparo che un matrimonio legale.

A vincere gli aperti rifiuti opposti dal principe, fu adoperato James Harvis, più tardi conte di Malmesbury, esperto negoziatore durante le guerre della repubblica e dell’impero francese, le cui Memorie, lasciate dopo morte, forniscono i più curiosi particolari circa il modo da lui usato per condurlo ad accogliere l’offertogli partito.

I creditori, all’uopo sollecitati e divenuti a lui insopportabili, determinarono finalmente l’adesione del principe al matrimonio, ch’egli chiamava il proprio suicidio.