— Dunque la vada, curi la sua salute.

Guardai commosso in faccia al buon tedesco, gli strinsi la mano e risposi:

— Anderò; ma dove in avvenire potesse aver bisogno di me, la mi comandi — e me ne andai.

Anche in Polizia gli impiegati tedeschi non erano i peggiori; se valesse la pena di rammentar nomi, si vedrebbe che le più nefaste memorie di que’ tempi si legano a nomi sventuratamente nostrali.

Qualche ora dopo ebbi un altro amichevole avviso che riguardava la mia salute; ond’è che quantunque mi sentissi perfettamente, pure udendomi, come Don Basilio, gridare che brutta cera! bisognava ben che vi credessi, e me ne andassi non a letto, come quel messere della commedia di Beaumarchais e di Rossini, ma sì a pigliare un po’ l’aria balsamica della Svizzera.

L’importante era il varcare i confini; passaporto non avevo nè potevo chiedere, se non per la gattabuia, dov’erano già stati dati ordini di ricevermi; dunque presi la via di Como e precisamente mi diressi a questo bel paese di Moltrasio, da dove a notte una guida m’avrebbe fatto passare la montagna per discendere nel Mendrisiotto.

Una bella villetta fiancheggiata da due torricelle a finestrelle a sesto acuto, come un castello tradizionale del medio evo, si fa innanzi dipinta a nuovo e bagna i proprî piedi nell’acque del Lario: allora apparteneva al signor Nulli, bravo e onesto commerciante di Milano, che in un colla sua giovane sposa mi accolse, non dirò soltanto con patriarcale ospitalità, ma perfino con entusiasmo, in grazia della causa che ad essi mi conduceva. Non fu maniera di cordialità e cortesia che non mi usassero questi eccellenti cuori, e così mi disposero a calcar la via dell’esilio, che per sommo di ventura non doveva essere molto lungo, quantunque subito amareggiato da grave malattia.

Oh! io mi rammenterò tutta la vita quella giornata da me trascorsa nella villa di Moltrasio! il mio pensiero ed il mio cuore la rammenta con dolcezza e con sincera riconoscenza.

Qualche anno dopo, io elessi a stanza autunnale una villa prossima a Moltrasio, nel vicin paesello d’Urio: corsi difilato, come voleva il cuore, alla villetta delle due torricelle; ma colà più non erano i signori Nulli...

Essa è ora di ragione dei conti Belgiojoso, e v’hanno appiccicato, come s’usa a tante, un nome, e vien detta Il Pensiero. Per me, l’ho detto, essa sarà sempre un pensiero di gratitudine.