Rifaceva allora la via nel mio burchiello, che il Bellasio spingeva avanti lentamente, quasi ei pure non volesse turbare il mio silenzio e la mia penosa meditazione; poi l’accorto barcaiuolo, che sapeva un cotal po’ de’ miei gusti prediletti, presumendo fosse tempo di finirla colle ubbie, venne a rompere il silenzio.

II.

— Vede? Anche qui a quello scoglio — e sospendendo un tratto i remi, mi indicava una scogliera che dal lato manco del paese si protende un cotal poco — si racconta una storiella, una di quelle ch’ella piacesi d’ascoltare. —

Il Bellasio (così chiamato per avventura, altro essendo il suo vero nome, perchè venuto da Bellagio, borgata più in su del lago, che visiteremo, e la quale sta a capo della punta che divide il Lario in due rami, l’uno che scende infine a Como, l’altro che spingesi infino a Lecco, da dove poi le sue acque ripiglian il diritto primitivo, uscendo di sotto il ponte col nome anteriore di Adda e colla qualità di fiume) era un valente barcaiuolo ed a lui più d’una volta mi son mostrato avido di leggende e di racconti, come quegli che pur la storia anedottica d’ogni terra del Lario e d’ogni villa aveva sulle dita; mi aveva messo un giorno il ticchio di descrivere quella storia de’ misteri del lago, della quale già feci cenno; e vi so dire che se tempo e volontà m’avessero bastato, se ne sarebbero dettati più volumi tutti pieni e palpitanti d’interesse. Dal santo chiodo e dalla gamba d’un de’ bambini trucidati dal Re Erode, conservati nella chiesa di San Giovanni Battista di Torno, al processo della regina Carolina d’Inghilterra; dagli sposi annegati, ricordati dalla ballata del Cantù, al processo B.... e alla conversione del principe Petrovich di Schuvaloff, fattosi poscia barnabita e di cui si veggono le ville sulla sponda opposta vicino a Blevio e che ho già rammentate, sapeva il Bellasio tutto; e più d’una volta me ne aveva fatto curiosa imbandigione, nè era sempre stata infruttifera a lui la parlantina.

— E che si narra intorno a quella scogliera? — chiesi allora al barcaiuolo.

Questi incrociò di nuovo i suoi due remi e più lentamente ancora adoperandoli, incominciò:

— Erano i tempi antichi. La Ghita era una bella montanina che abitava una casipola lassù presso alla cascata di Moltrasio.

— La cascata? — interrogai io, come uomo che fosse nuovo a quella locale particolarità.

— Che? non c’è stato a veder la cascata di Moltrasio? La ci vada che ne sarà contento.

Io fermai dentro di me che vi sarei andato all’indomani.