Il lettore ne ha l’idea nel disegno veritiero che ne ha tratto felicemente il mio amico Curioni: le mie parole non gli apprenderanno gran che di più.
Il geologo qui ritrova un grandissimo interesse, e questa linea non interrotta di montagne, che comincia dopo Cernobbio e procede lungo il lago, è di un calcare bigio azzurrognolo e dell’epoca giurassica, di struttura fossile, opportunissima alle costruzioni, facilmente sfogliantesi in lastroni fin della grossezza di mezzo metro e con qualche rara striscia di calcareo cristallino bianco e qualche vena di litantrace. È conosciuta in pratica col nome di pietra di Moltrasio e quivi cavansi altresì le ardesie onde copronsi i tetti in molti luoghi.
I cataclismi formidabili in secoli antidiluviani imperversarono certamente in tutte queste località, e le ammoniti che ritrova col suo martello il geologo, pesci e rettili che si rinvengono sulle cime di queste montagne, reliquie dell’Ursus Spæleus raccolte in grotte, crepacci spaventosi, burrati e fenditure, e questo dirupamento medesimo di Moltrasio con quelli di Molina, di Nesso, di Bellano ed altri molti, rivelano que’ tremendi sconvolgimenti naturali, per i quali si esercita lo studio ed anco la fantasia di tanti indagatori della natura, così spesso traviati dalle disparate dottrine e dai sistemi.
La Caseata di Moltrasio è del più bello e singolare effetto.
Una grossa massa d’acqua gittasi da una grande altezza fra una immensa spaccatura di montagna. Superiormente alla caduta sonvi fertili e popolati piani; onde rasente al punto di caduta evvi una casipola che, a chi riguarda dal basso, molto aggiunge alla vaghezza pittorica del luogo. L’acqua, rovesciandosi spumeggiante per quelle dirupate frane, forma in basso un piccolo bacino su cui corrono, come ponte, alcune tavole, dove sempre il visitatore si arresta nell’ammirazione di quella grandiosa naturale maraviglia. Alberi ed alberelli, rampicanti verdi e rossi e muschio rivestono qui e qua i grossi massi della frana e prestansi mirabilmente a compiere una magnifica scena.
Piena la testa, più che del frastuono dell’acque cadenti, delle profonde impressioni lasciatemi dalla vista di sì imponenti bellezze, ritornai sul mio cammino, raccolto nelle più svariate meditazioni, nullamente distratto tampoco da quell’altro miracolo di cielo ed acqua, di colli e monti, di ville e casali, di giardini e di colti che mi stava tutt’all’intorno e che costituisce giustamente l’oggetto dell’ammirazione e dello stupore anche del forestiero più disilluso.
ESCURSIONE NONA. MOMPIATTO.
Perlasca. — Tradizione. — Villa Tanzi ora Taverna. — Torno. — Storia. — Gli Sposi annegati. — Ville Croff, Righini, Antonelli. — La chiesa di S. Giovanni e pia leggenda. — Mompiatto. — Le sue monache. — La Pietra pendula e la Nariola.
La giornata è serena: lasciamo la sponda di Moltrasio e volgiamo la lancia alla opposta di Torno.
Il piroscafo ha già toccato la punta di Geno, su cui siede la villa Cornaggia e già dirizza la prora verso Cernobbio, per venire a deporre passeggieri nel burchio della Regina d’Inghilterra, dell’albergo, s’intende, del quale ci siamo già intrattenuti.