Ben poco il conte Giovanni Anguissola potè godere degli ozî non gai che qui egli si era preparato; la villa poscia venne acquistata dal conte Fabio Visconti Borromeo, indi dai Canarisi, sinchè pervenne al principe Emilio Belgiojoso, dove un amor tempestoso gli abbreviò una vita che era dapprima sembrata così sorridente ed elegante, passando per tal modo la proprietà della Pliniana alla figliuola sua che impalmò il milanese marchese Lodovico Trotti.

IV.

La mia storia era finita.

I miei nipoti ripresero taciturni il remo, virarono la barca e si scostarono dall’austero luogo.

Intanto le ombre scendevano giganti sul palazzo e ne’ giardini: al mio povero occhio, non armato in quell’istante dell’occhialino, parve per quella tetraggine e per le liane della cascata veder qualcosa che si agitasse, forse lo sparnazzare di qualche augello notturno, e l’immaginazione, ch’io medesimo avevo eccitata col richiamo di truci fatti antichi, mi raffigurò lo spettro del primo signore di quel luogo, dell’assassino, cioè, di Pier Luigi Farnese.

ESCURSIONE UNDECIMA. DA MOLTRASIO A TORRIGIA.

Orrido di Molina. — Lemna e la Colonia greca. — Una sventura nel 1863. — La villa Buttafava. — Pognana e Palanzo. — Premenù. — Ancora a Moltrasio. — Ville Salterio, Invernizzi, Tarchini-Bonfanti, De Plaisance. — Pensiero. — Rosiera. — Villa Pavia. — La Partenope. — Igea. — Villa Savoja. — La Minerva, ora villa Elena. — Villa Ostinelli-Turati. — Urio. — Ville Melzi, Jenny, Calcagnini, Taroni. — Sofia Fuoco. — G. B. Lampugnani. — Sonetto a Katinka Evers. — Ville Rocca, Tarantola, Ottolini, Battaglia, Viglezzi. — Villa Sangiuliani. — Ville Lavizzari, Porro e Longoni. — Cantiere dei fratelli Taroni. — Laglio. — Monumento a Giuseppe Franck. — Villa Galbiati. — Torrigia. — Villa Cetti. — La punta.

Perchè ci tratterremmo ancora in questo seno della Pliniana così severo e malinconico? Solo ne’ giorni più ardenti del luglio potrebbe fornirci un freschissimo recesso: or che siamo in pieno autunno, della frescura non abbiam troppo bisogno.

E poi, le dolorose memorie che di questa parte conservo, mi fanno dire coll’Epico latino: Eheu fuge... fuge litus avarum.

È vero che a pochi tratti avvi l’Orrido di Molina, che non è tempo certo sprecato il visitare e che è dato argomentare non esistesse in addietro, se nessuno degli scrittori del lago ne fa menzione. È veramente orrido, come invece quello di Moltrasio, che non lo è, ho preferito, per maggior verità, appellare Cascata. L’acqua si precipita per un burrone dall’altezza d’una cinquantina di metri e mette i brividi addosso a chi vi guarda.