Presso a Lemna — paese, il cui nome greco, come altri che troveremo lungo il lago, rivela la presenza un giorno di una colonia greca, quella forse che vi si dice dedotta da Giulio Cesare — e giù al piede ove era un gruppo di case e una villa, una notte dell’ottobre 1863, ospite io a Urio in casa della signora Ostinelli-Turati, sulla sponda opposta era un furiare di pioggia e di vento, e gli echi dei monti avevan dopo, in mezzo al silenzio succeduto, ripercosso dall’una all’altra sponda un forte e cupo rumore. Ognun che l’intese si domandò che avesse potuto essere. L’indomani mattina il sole riapparso illuminava a Lemna uno spaventoso disastro. Le acque infiltrandosi tra la roccia e la terra sovrapposta ve l’avevano staccata interamente; sicchè nel colmo della notte tutta quanta scivolando improvvisamente in basso e producendo un borro, o lavina, aveva abbattuto e invaso tutti i sottoposti casolari, seppellendovi sotto ben quarantacinque persone. Anche la villa Buttafava fu nella massima parte riempita di fango, e tale ne fu l’orrore della scena, che i proprietarî se ne debbono essere disgustati e fu detto infatti che non vi volessero più ritornare.

Io visitai quel tristissimo e toccante spettacolo l’indomani e vidi più di un cadavere sterrarsi, più d’un orfano desolarsi, più d’un superstite reso quasi stupido dal dolore.

Tutto il terreno franato e melmoso giaceva là; la roccia era nuda e da essa scendeva un rivolo d’acqua.

Più avanti sull’alto vi sono i villaggi di Pognana e di Palanzo (nome pur greco quest’ultimo), ma deserti assai, perchè la più parte de’ loro abitanti emigrano mercanti girovaghi. Nulla poi offrono che chiamino a visitarli, se pur non interessi Premenù, che è uno dei soliti bacini o pozzi che su quest’Alpi si incontrano, ma non ha speciali particolarità.

Ritraversiamo pertanto il lago e ritorniamo al sorriso della opposta sponda.

Da Moltrasio a Torrigia non è che una serie di leggiadri palazzini. Disseminate per il paese vi sono case civili di villeggiatura; rasente il lago vi sono quelle dei signori Salterio, poi degli Invernizzi, a cui fa seguito la villa del barone Tarchini-Bonfanti, distintissimo medico milanese.

Usciti appena dal primo paese, ci si offrono i due corpi di casa costituenti la villa della Duchessa di Piacenza, illustre dama francese che s’innamorò dell’Italia, o, a meglio dire, della nostra Lombardia, e da tanti anni divide il suo soggiorno fra Milano e il lago di Como. Della villa Pensiero dei conti Belgiojoso, che le vien dopo, già parlai nella escursione alla Cascata di Moltrasio; così passiamo a quella che succede, e che si denomina Rosiera: essa appartiene a Giovanni Casati, uno de’ migliori coreografi de’ nostri tempi, e il nome che le fu imposto ricorda appunto una delle più applaudite sue composizioni coreografiche date nel massimo teatro milanese.

Un grazioso chalet svizzero, ch’era prima del nobile Vitali, fu ceduto ai signori Pavia e continua la lunga e graziosa sequela delle ville. Dopo di esso sorge la Partenope, che colla vicina Minerva venne fabbricata dal signor Ambrogio Robiati, per condurvi il suo collegio d’educazione maschile che aveva in Milano, e dove largheggiò cospicue somme a beneficio... di chi le comperò di poi a prezzi d’assai inferiori. La Partenope è divenuta ora proprietà del conte Gamberini di Imola, che v’ampliò il giardino, abbellì la casa, tutto informando alle proprie comodità. La Minerva ha mutato ora nome, quello assumendo di villa Elena, essendo al presente posseduta dalla russa contessa Elena Goloubtzoff nata Pahlen, sorella di quella generosissima contessa Samoyloff, che per tanti anni erogò in Milano gran parte del suo patrimonio in beneficenze. Essa pure sta annettendovi locali e migliorie e vi fa erigere scuderie che mancavano, poichè da qualche anno la via che corre dietro alla villa fu resa carrozzabile infino a Torrigia.

Tra la Partenope e la Minerva, l’editore e libraio Gaetano Brigola di Milano si fabbricò la sua graziosa Igea, e può dire che il commercio librario, da lui con tanta intelligenza esercitato, hæc otia fecit. — Anche l’ing. cav. Savoja vi eresse a fianco un elegante casino.

Fa séguito alla Minerva la villa della signora Ostinelli-Turati, due nomi che ricordano due notorie case librarie, la prima di Como, la seconda di Milano, nella quale, come già dissi al lettore, ebbi ospitalità cordialissima e più d’una volta, perchè ad amici della tempra de’ Turati rifiutare è offesa. Vuolsene ammirare la bella e buona architettura del cav. Dupuy.