Vien presso il paesello di Urio, a fianco del quale scorre il torrente Strona e una grandiosa villa che già apparteneva ai Melzi e poscia di padrone in padrone capitò alle mani dell’avvocato Peduzzi, che la va affittando, finchè capiti qualche gran signore che se ne invaghisca e la ristauri e perfezioni, di che ha veramente bisogno per essere detta fra le più interessanti del lago. Evvi anche molto terreno addetto, attissimo a convertirsi in bel giardino, ed ha al piede una bella darsena, che all’uopo basterebbe a tramutarsi essa sola in villa.
Quella detta Jenny, che seguita, è dei signori Uboldi; quindi la villa Calcagnini, e dopo altre due spettanti ai signori Taroni, una cioè al di là della strada, l’altra di qua e respiciente il lago.
Sofia Fuoco, or fa qualch’anno rinomata danzatrice, uscita dagli insegnamenti del Blasis, si raccolse qui a Carate in una comoda villetta a riposarsi sui conquistati lauri teatrali. — Quivi si tramutò pure da una villeggiatura suburbana di Monza, ch’ebbe cara finchè fu rallegrata dal sorriso dell’unica figliuoletta Giuditta, leggiadra, spiritosa e di sè assai promettente, il mio amico dottor G. B. Lampugnani; ma rapitagli questa da inesorabil morte, più non volle rivederla, ricercando i conforti di tanta jattura a queste amenissime rive. Alla consorte sua, quell’esimia artista cantante che fu Katinka Evers, la quale ne divideva inconsolabile il dolore, io in quel suo domestico lutto rivolsi questo sonetto.
Alle lagrime il fren, povera afflitta,
Lascia libero pur, che n’hai ben d’onde:
No, non basta il saper che a più gioconde
Regïoni volò la tua Giuditta.
Solo t’è in cor la verità confitta
Che tu la chiami ed ella non risponde,
Che col tuo bacio il suo più non confonde.