Ma raccoltici tutti in Nesso, acceleriamo i passi alla volta del Piano del Tivano. Pigli chi vuole la sua cavalcatura e su e su.
Si arriva dapprima ad Erno, quindi a Veleso, poscia a Gerbio: il divertimento della salita è indescrivibile. Noi ci facciamo spettacolo di noi stessi; la lunga fila della carovana, or si vede spuntar da un greppo, or interrompersi, or riapparire. Quando è un cappellino da signora che domina, quando è un gruppo di amici; io resto ultimo, poichè mi piaccia godere dell’effetto curioso. Poi si intendono parole interrotte che pervengono da chi è in capo della fila, poi più spiccate di chi segue, poi un grido di chi incespica, uno scroscio di risa, un commento, uno scherzo: è un assieme lieto, piacevole, artistico.
Il Tivano, per chi nol sa, è un’alta montagna che si eleva tra la Valassina ed il lago di Como: ecco perchè i villeggianti del Pian d’Erba si dan la posta con quelli del lago per ritrovarsi tutti in cima al monte e vi traggono, mettendosi per la via che, oltrepassato Canzo, Asso e Lasnigo, s’inoltra appunto per la Valassina.
Sulla vetta è una grande spianata erbosa a 1280 metri sul livello del mare, ed è questa che si designa col nome di Piano dei Tivano.
I nostri contadini ci hanno preceduto colle gerla piene del pranzo; hanno disposto il luogo dove assiderci: ma que’ del pian d’Erba sono essi arrivati? Attendiamoli e intanto racconciamo le nostre toalette scomposte dalla disagiata cavalcatura.
La piccola banda musicale seco noi venuta apre a un tratto i suoi concerti; sono gli amici che giungono trafelanti dalla Valassina, che si son visti spuntare dall’ultimo anfratto, e la musica nostra li annunzia.
Allora saluti, strette di mano, baci fra donne, discorsi, complimenti, pettegolezzi narrati e scambiati: in cinque minuti que’ del Pian d’Erba han narrato a que’ del lago le storielle tutte del mercato di Lecco, di quello di Incino, gli episodî erotici, i cancans d’ogni villa; e di ricambio hanno fatto altrettanto que’ del lago con essi.
Ma l’appetito ne reclama. Per un po’ si tace, intenti tutti a smascellare; poi si ripiglia il chiaccherio, si fa anzi, maggiore, a seconda che i fiaschi di buon vino si vuotano. Levate le mense improvvisate, incominciano le danze sull’erboso piano e le due brigate qui convenute si mescono a vivaci polcke, a più concitati valzer, a più vorticose galoppe.
Ma anche questa vetta ha le sue curiosità per chi la sale e cerca di più utile che il ballare sulle ineguali zolle. Il naturalista vi ravvisa le torbe miste a enormi larici ed a petrolio, e conviene che l’altipiano potesse un giorno, come fu scritto, essere stato un lago: i curiosi corrono a vedere il Buco della Nicolina, che è una grande grotta, come le tante altre che ho diggià ricordate. Quando è stata assai piovosa la stagione, vi si vedono le acque che vi sono dentro scolate; ma deve essere ben profonda, se nessuno n’ha saputo trovare il fine.
Un miglio infatti a distanza di questo Piano del Tivano e ad ostro del medesimo, è un’altra pianura circondata da scoscesi monti, che solo si vede in tempo d’estate abitata da’ pastori colle mandre numerose; essa appellasi Vallombria. Ora in una di quelle montagne si riscontra una forte e profonda spaccatura, per la quale vien detto che un dì essendo penetrato un cane, vi sarebbe poscia uscito per il Buco della Nicolina.