Se mi chiedete poi se anco quassù si piaccia la tradizione di voler favoleggiare; anche quassù, vi risponderei. Perocchè senza darvi ragion di sorta, gli alpigiani vi narrino seriamente come vi fosse ai tempi antichi fabbricato un gran palazzo abitato da Andefleda, moglie del goto re Teodorico. Qualche cialtrone si sarà divertito alle spalle di questa buona gente, dandole a bere questa fiaba, e la poco spiritosa giunteria trovò presa in quegli animi semplici e per essi si è fatta pretta e indiscutibile storia.
Ma l’aura imbruna; il cammino che ci resta a scendere vuol più ore: rifocillati e rinnovati di forze, salutiamo gli amici dell’opposto versante e disponiamoci a partire.
La marcia della partenza suona, le resinose torcie a vento ardono e si squassano; i lampioni si accendono e ne dan nuovo e inatteso spettacolo; succede un bisbiglio di voci che si salutano, baci che scoccano, addii che si vanno ripetendo e allontanando delle due comitive e che gli echi ripercuotono, la canzone si intuona da una parte e dall’altra per gli opposti versanti, la secondano tutti, e allegramente si riprendono i sentieri che ci tornano a Nesso, dove i nostri barcaiuoli ne attendono per ricondurci alle nostre ville.
ESCURSIONE DECIMAQUARTA. LA VALL’INTELVI.
Brienno. — Archigene fonda Argegno. — La Vall’Intelvi. — Sua parte nella guerra decenne. — Diventa feudo. — La rivolta del 1806. — Cospirazione del 1833. — Insurrezione nel 1848. — Andrea Brenta. — I cospiratori del 1854. — L’insurrezione e i volontarî del 1859.
Vale davvero consacrare una buona giornata a percorrere questa alpestre, ma bella e simpatica parte del territorio comasco.
Noi proseguendo il cammino nostro da Torrigia, lungo la sinistra sponda del lago, per certo tratto di riva non rinveniamo più nè ville, nè case; le prime che rompono la monotonia di quelle roccie, non più così fiorenti e verdeggianti, come quelle che abbiamo lasciate, sono i casolari del montuoso Brienno. Quivi furono trovate iscrizioni romane, di cui una rammenta un Archigene, dal quale si vuol derivata la denominazione del non discosto paese di Argegno e ne lo si dà per fondatore. Null’altro offre che valga ricordare.
È da Argegno che si entra in Vall’Intelvi per due vie; l’una sulla sinistra del torrente Telo che va a Sant’Anna e Schignano; l’altra sulla destra, per la quale ponno ascendere carri, e riesce a San Sisino, a Castiglione e a San Fedele, e da cui si può andare a Lugano: ambe poi belle di alpestri bellezze.
È dall’ultima via che si accede al Calvagione, o monte Gionaro, che è quello che conosciamo già col nome di Generoso.
Tutta la Vall’Intelvi è bella di prospetti, di naturali bellezze, di vegetazione; essa è anche interessante per gli episodî delle sue sommosse, che attestano i suoi abitatori animosi e teneri di libertà.