Son note le ragioni che servirono a rompere le ostilità fra Piemonte ed Austria, ad allearsi Sardegna e Francia; son noti i gloriosi combattimenti dell’armi alleate: io non mi arresterò a tener conto di essi, onde venir difilato all’argomento mio.

Giunse il 26 maggio: in quel mattino un battello a vapore percorreva il lago annunciando ai varî paesi d’ambe le sponde, allo scopo di farli insorgere, la vittoria riportata dal corpo del prode Garibaldi a Malnate, terra fra Varese e Como. Ognuno sa come il fatato Nizzardo, spiccatosi coi Cacciatori delle Alpi da lui comandati dal nucleo dell’esercito alleato, si fosse condotto pei paesi del Lago Maggiore a Varese, e di là avesse incominciato una serie di gloriosi combattimenti, di fatti d’armi arditi e fortunati: e però la notizia che si diffondeva era di non dubbia importanza.

Don Battista Rosati, vicario della parrocchiale d’Argegno, uomo svisceratissimo della sua patria, italiano in cui fu sempre calda la fede della redenzione di essa, e che molto si adoperò nei tempi difficili a propagarla in quei dintorni, onde vi fosse prontezza d’ajuti nel giorno del cimento, messosi in un burchio, andò incontro a quel piroscafo per aver nuove da Como, e vi raccolse infatti la fausta novella.

Ritornato costui alla sponda d’Argegno, non è a dirsi con quale accento di giubilo e di entusiasmo gridasse a’ suoi conterranei: Figliuoli, viva Italia! — l’ora segnata dalla Provvidenza è giunta — vittoria di Garibaldi a Malnate — il generale Garibaldi colle sue valorose truppe è in vicinanza di Como. — Ringraziamo Iddio, e facciamo tosto il dover nostro.

E la gente d’Argegno fu pronta e sollecita alla riscossa. Avendo a capo quel medesimo prete, parecchi, de’ quali i nomi sono: Plinio Peroni, Giacomo Bernarda, Tomaso Spinelli, Antonio, Luigi e Santino fratelli Rosati, Costante Ambrosoli, Pasquale Grandi, Carlo Fraquelli, Antonio Visini, Giacomo e Antonio fratelli Grandi, Ernesto Bernarda, Carlo Patriarca, Andrea Grandi, Eugenio Zucchi, G. B. Bosisio ed Eugenio Bernarda — ristrettisi insieme, disarmarono in quel Comune i soldati austriaci, i finanzieri e i gendarmi; indi percorrendo la valle, dove si unì loro, prestando energico ajuto, un giovane milanese, l’ingegnere Tizzoni, che per lavori censuari colà si ritrovava, operarono dovunque il disarmo delle guardie di Finanza, fecero l’arresto del commissario di dette guardie in San Fedele d’Intelvi, signor Durini, uomo che si rese indegno del nome italiano e della illustre famiglia alla quale appartiene; e sarebbero pur riusciti ad arrestare anche quelle due guide di Finanza, Pensa e Melloni, che nella rivoluzione della Vall’Intelvi nel 1848 si erano infamati guidando gli Austriaci nella detta valle per la via del Bisbino, se costoro, avvertendo al pericolo che lor sovrastava, non se ne fossero in tempo sottratti. Essi vennero catturati in appresso per cura della R. Questura di Como.

Cotali atti della gente di Argegno devono dirsi di sommo ardimento, considerato che nel giorno 26 maggio si compivano da quel solo paese, mentre le altre terre del lago se ne stavano ancora titubanti a cagione che l’Urban, generale dell’Austria, aveva in Como concentrato un corpo di oltre dodicimila uomini, e si mostrava disposto, bestiale siccome era, a far man bassa con chichessia avesse mostrato di partecipare al generale commovimento; talchè da tutti si dicevano impazziti gli abitanti di Argegno.

I battelli a vapore del lago, che fin dal mattino di quel dì si emanciparono dal servizio austriaco, ebbero in detto giorno e nel susseguente ad unico sito di stazione la riva di Argegno: nè vi fu modo, finchè gli Austriaci rimasero, che si riconducessero a Como, dov’erano istantemente richiamati, perchè il capitano di uno di essi, lo Scannagatta, che collo scampanellar del suo piroscafo e con efficace parola avea contribuito potentemente a bandir quella sommossa, risoluto ad ogni audace impresa, seppe persuadere il rifiuto. — E gli abitanti di questo paese furono i primi altresì che, partendo la notte dal 27 al 28, si portarono a Como per ricevervi festosamente l’invitto Garibaldi e la valorosa sua armata, alla quale si unirono tosto come volontarî ventitrè di essi Argegnesi. E qui è da notarsi che la popolazione di Argegno, sommando soltanto a 650 anime, forniva con quei 23 volontarî un ben importante contingente alla guerra nazionale.

Onore pertanto a questa valorosa terra, onore a’ suoi animosi abitanti!...

A coloro che, leggendo questo libro, avranno domandato a questa Escursione la semplice descrizione di luoghi, o romanzesche leggende, io penso che la narrazione che ho fatto invece di antichi e gloriosi fatti e della patriottica partecipazione di questa amena e magnifica valle all’epopea della italiana indipendenza, penso che sarà stato di largo compenso, come sarà di più efficace eccitamento a percorrerla ed ammirarla.