Essa conta tutta una storia; nè è a credersi che la sua estensione fosse quella che presenta oggidì, dovendo certamente essere stata maggiore, rôsa quindi all’intorno dalle innondazioni che via ne trascinarono poco a poco molto terreno.
Chi conobbe l’itinerario d’Antonino, vuole che dell’Isola Comacina vi sia fatta menzione: certo all’epoca dell’invasione longobarda cominciò ad essere teatro di lotte animose e fiere. Un Francione, generale di Maurizio imperatore d’Oriente, vi si rifuggì e mantenne indipendente, l’isola appellando Cristopoli, quasi posta sotto la protezione speciale di Cristo. Ma Autari, re longobardo, la strinse e l’assalì vigorosamente con numerosa flottiglia, e dopo una gagliarda resistenza di sei mesi, l’ebbe per onorevole capitolazione di quel prode, che ottenne di ritirarsi colla moglie a Ravenna. Ricchissimo fu il bottino che vi fe’, occupandola, il longobardo.
Successivamente fu l’isola ricovero a Gaidulfo duca di Bergamo, allorchè si ribellò a re Agilulfo; poi al re Cuniberto, quando dovette cedere alla prevalenza del duca Alachi di Brescia; quindi alla famiglia di Ausprando, dove per altro essa fu immolata dal suo nemico Ariberto, che a maggiore vendetta smantellò anche l’isola che l’aveva ricoverata.
Quivi pure rifugiavasi la famiglia di Berengario nel 962 dall’irruenza delle armi del suo più felice competitore Ottone di Germania, e gli abitanti di queste rive che, parteggiando per quest’ultimo, lo forzarono alla resa e ne disarmarono il castello, ebbero in premio la conferma dei diritti di comune all’isola nel seguente documento, che val la pena di conoscere:
“In nome della santa ed indivisibile Trinità, Ottone, per voler di Dio, imperatore augusto.
„Se assentiamo alla domanda degli altri nostri fedeli, molto più giustamente inclinar dobbiamo le orecchie alle preci della diletta consorte nostra. Sappiano dunque tutti i fedeli nostri e della santa Chiesa di Dio presenti e futuri, che Adelaide imperatrice augusta, moglie nostra, invocò la nostra clemenza, affinchè per amor suo gli abitanti dell’isola Comasca e del luogo che dicesi Menaggio ricevessimo sotto la nostra tutela e confermassimo coll’autorità nostra i privilegi che ebbero dagli antecessori nostri e da noi stessi aventi l’unzione imperiale, cioè di non far oste, non aver l’albergario, non dar la curatura, il terratico, il ripatico, e la decima del nostro regno, nè andar, se non tre volte l’anno, al placito generale in Milano. Tanto concediamo ecc. Dato all’ottavo avanti le calende di settembre (25 agosto), anno dell’incarnazione 962, I dell’impero del piissimo Ottone, indizione V, in Como.„
La giurisdizione politica dell’isola doveva estendersi a que’ giorni, oltre l’isola propriamente detta, a tutto il tratto da Argegno sino a Villa di Lenno, dall’una e dall’altra sponda.
Gli isolani nella guerra dei dieci anni, dal 1118 al 1127, mossa dai Comaschi a’ Milanesi stati prima amici coi primi, poscia congiuntamente a Menaggio, Gravedona e a tutte quelle terre del lago ch’erano a queste vicine, lor si chiarirono avversi; onde i Comaschi ne tiraron vendetta, desolando molti loro paesi e l’isola, che da allora cessò d’essere popolata e dal dare a parlare di sè.
Oggi, a chi la vede, par non credibile che possa essere stata importante luogo: eppure fu scritto che sul ripiano più elevato sorgesse il castello, che i pochi abitanti odierni additano ancora ove fosse; che ben nove chiese vi esistessero e che il vescovo Litigerio vi avesse collocato perfino una Collegiata di canonici.
Ruderi ad ogni modo di fortilizî veggonsi tuttavia, che si vanno però sempre struggendo, per sostituirvi piante e seminagioni, e in una festa annuale, nel 24 giugno, per antichissima tradizione, si riproduce intorno ad essa una delle tante assurde e superstiziose scene, onde non è libero ancora il cristianesimo del contado.