Ma piacque tanto, e per la casa e per i ben disposti giardini, e per le acque che vi zampillavano, al lodigiano avvocato Sommariva, che fu tra i direttori della repubblica cisalpina e che vi si arricchì, a prova che in ogni maniera di governo la fame dell’oro prende sempre i maggiorenti, che se la fece sua, acquistandola.

Nè è a dire quanto alla sua volta l’abbellisse ed arricchisse; dipinti e sculture vi recò de’ più eminenti artisti antichi e moderni. Parecchi quadri vi si veggono di scuola fiamminga; una bella testa, di Leonardo; e de’ moderni, l’ira di Achille, del Bossi, e le ceneri di Temistocle rese alla patria, dell’Appiani; un Marte disarmato dalle Grazie, del Landi; il bacio di Giulietta e Romeo, di Hayez; e la morte d’Atala, del Lordon. E di scultura, di antico, un’Andromeda che si fa passare per opera di greco scalpello; di moderno, il Palamede, il gruppo Amore e Psiche; e la Maddalena e la Tersicore di Canova, e diversi suoi modelli; e la fascia in basso rilievo rappresentante il trionfo d’Alessandro, di Thorwaldsen, allogato al grandissimo artista da Napoleone il Grande per il Quirinale di Roma e valutato ben settecentomila lire; un gruppo dell’Acquisti, raffigurante Marte e Venere; poi nell’attigua chiesuola due monumenti ai Sommariva, padre e figlio; l’uno eseguito da Pompeo Marchesi, l’altro da Pietro Tenerani con quattro statue di Luigi Manfredini, e una Deposizione dalla Croce, di Benedetto Cacciatori.

A tanta ricchezza d’arte corrisponde la vaghezza del giardino e la peregrinità delle piante e de’ fiori.

Vi si ponno spendere insomma nell’ammirazione più ore e partirne contenti.

La villa fu anche detta Carlotta, perchè dopo acquistata da una principessa di Prussia di questo nome, che naturalmente l’aprì ad ospitarvi spesso regnanti e principi stranieri, e dalla quale, morta il 30 marzo 1855, passò al marito di lei, il principe Giorgio, duca di Sax-Meiningen.

Confina colla bellissima villa l’albergo della Bellavista (Hôtel de Bellevue) della Cadenabbia, — paese che originò forse da cà de’ nauli — e il forestiero anche più schifiltoso vi trova tutto e le lautezze e i comodi degli alberghi svizzeri.

Dopo l’albergo e le poche case della Cadenabbia, si trovano le ville Brentano e Noseda, quelle dell’artista Piatti, e accanto, colla medesima architettura, quella dei duca di Sangro, che rivela che a quelle due ville presiedette il pensiero d’una fraterna amicizia. Seguita poi la villa de’ signori Seufferheld, e dopo, il paese mutandosi in quello della Majolica, segue l’albergo Righini, cui tien dietro la villa del principe de’ nostri musicali editori, Tito di Giovanni Ricordi, al quale Euterpe e Melpomene hanno preparato il più gradito e riposato nido. Vuolsi che il solo spartito del Trovatore di Verdi abbia, ne’ guadagni fruttati, fornito la spesa di così splendida villeggiatura.

Oggi è breve la nostra escursione: ma in ricambio tante bellezze di natura e d’arte ammirabili ci occupano siffattamente, che è bene arrestarci e riandarle poi tutte nella memoria: meminisse juvabit.

Immenso è il dominio dell’arte e immenso è il campo a meditare in esso, come ampio si presenta il bacino allo svolger del lido, appena tocca la villa Ricordi; e noi quivi fermadoci, pare che il vasto pelago armonizzi colla vastità del pensiero che accoglie e medita tutte le meraviglie vedute.

Da qui si comprende come si potesse credere finora dai più, che massimo venisse chiamato il Lario, nella Georgica seconda di Virgilio, leggendone così i versi: