An mare, quod supra, memorem, quodque alluit infra?
Anne lacus tantos? te Lari maxime; teque
Fluctibus et fremitu assurgens, Benace, marino?[24]
Ma forse il poeta volle dire invece: te, Lari, Maxime; teque etc., e così ricordare e il Lario e il Verbano, che tuttavia chiamiamo Maggiore, e il Benaco, che così meglio risponderebbe al concetto espresso da Virgilio nel tantos lacus, perchè due soli laghi, il Lario e il Benaco non sarebbero, a vero dire, tanti laghi. A coloro poi, i quali a questa lezione oppor volessero che in antico si chiamasse Verbanus e non Maximus quel lago, potrei rispondere che, se accademicamente quello fosse il suo nome, potrebbe anche essere stato che volgarmente venisse detto anche Maximus, se poi italianamente fu da poi appellato Maggiore.
Congeneri esempî si potrebbero all’uopo recare; ma rammentandomi che il mio dire non deve essere irto di discettazioni filologiche, abbandono cui piaccia la nuova questione; chiedendo anche questa volta scusa, se immemore d’essere un semplice cicerone da campagna, ho dato mano per un istante alla ferula del pedagogo.
ESCURSIONE DECIMOTTAVA. LA BELLAGINA.
Lézzeno. — Villa Vigoni. — Villa e Cappelletta. — I Sassi Grosgalli. — Il Buco de’ Carpi. — Pietosa istoria. — Villa Besana. — S. Giovanni. — Ville Ciceri, Trotti e Poldi-Pezzoli. — Villa Luppia. — Villa Melzi. — Bellagio. — La Tragedia, villa di Plinio. — Il castello di Bellagio. — Marchesino Stanga vi edifica la villa e que’ della Cavargna la distruggono. — Ercole Sfondrati la riedifica. — La Sfondrata. — La contessa di Borgomanero, tradizione. — La villa passa ai Serbelloni. — Parini vi ospita. — Ora mutata in albergo. — La Crella dei Frizzoni. — Pescaù. — La villa Giulia, ora albergo.
Anche la sponda opposta alla Tremezzina ha le sue vaghezze in questo bacino, le quali possono rivaleggiare con essa, e noi dalla Cavagnola dove siamo rimasti nel visitare tale sponda, costeggiamo colla nostra barca, che l’escursione riescirà amena ed istruttiva.
Il primo tratto è un po’ malinconico, è vero, e disabitato; ma svoltato il piccolo promontorio ci vediamo avanti Lézzeno. Ecco il clivo è più coltivato, il dosso dei monti più selvoso, le case sparpagliate ne formano il paese e ve n’ha taluna di bella mostra, e quivi soleva passarvi gli ozî autunnali quel distinto oratore e pubblicista che fu il prete Ambrogio Ambrosoli, che vi morì il passato anno, il cui busto, scolpito da Pompeo Marchesi, fu, non ha guari, donato dalla Gazzetta di Milano, arringo ordinario de’ suoi liberali e dotti scritti, alla Società di mutuo soccorso tipografico della quale fu benemerito. Così più anni addietro da qui mossero due Mocchetti che ebbero qualche fama nelle lettere. Con tutto ciò gli abitatori di queste rive ne ripetono questa cattiva raccomandazione del paese:
Lezzen dalla mala fortuna,