D’inverno non c’è sol, d’està la luna.
Avviene tuttavia che vi ci si trovi la particolarità di buoni fichi in primavera, che son quelli dell’anno precedente, che, non maturati in autunno, si compiono all’aprirsi della buona stagione dell’anno successivo.
Un po’ più all’aprico, dopo Lézzeno, si specchia nel lago la villa Vigoni; poi segue il gruppo di case denominato Villa; quindi un altro detto la Cappelletta, dopo la quale si elevano i Sassi Grosgalli, brulli ed enormi massi e però formanti uno strano contrasto col rimanente del bacino tutto verdeggiante e sorridente. Scabra ne è la pendice che va a picco nel lago reso oscuro e tetro da essi, che vi progettano l’ombra e appena vi si può per aspro sentiero percorrerla. Sotto di essi, di fronte a Lenno, scavata nel sasso, evvi come un’ampia grotta, che i paesani chiamano il Buco de’ Carpi, forse perchè in quel riparo abbondano i pesci di questo nome, ed è qui che le genti de’ luoghi circonvicini narrano una storia pietosa d’amore, che formò soggetto ad una commovente novella di Antonio Picozzi, la quale provò anche una volta, dopo la Guerra di Pret del Porta, o la Fuggitiva del Grossi, la potenza del milanese vernacolo a trattare la cosa più seria ed anche lagrimosa.
Se sapessi che il libro non andasse tra le mani di lombardi, sarei tratto a commettere un reato di contraffazione letteraria, riproducendo l’intero episodio nel suo bell’originale; ma siccome non sarà così, debbo chiedere venia al mio concittadino, se le sue belle e toccanti sestine riassumerò in modestissima prosa.
Erano i tempi del primo Napoleone, di colui che ci aveva regalata quella coscrizione militare che colla guerra ne mieteva il fiore della nostra gioventù; e nella Tremezzina viveva un buono e aitante giovane, che s’era fidanzato a Teresa, la più leggiadra fanciulla dei dintorni. Poichè tutti ora sanno come costei fosse bella, per coloro che capiscono il vernacolo nostro non so trattenermi dal farne loro il ritratto coi versi del poeta:
De sedes ann, dersett, minga deppù,
Bianca la carnagion, rosa el faccin,
Folt negher i cavej comè on velù,
Negher i bej oggioni de bambin....
Dal tutt’insemma con la prima oggiada