Se ghe vedeva l’anima ben fada.

Erano già intese le nozze che compier dovevansi nel successivo carnevale, e però la Teresa attendeva a prepararsi il suo corredo. Ma ecco un dì del settembre il Peppino, che a questo nome rispondeva l’innamorato garzone, facevasi attendere alquanto e la poverina a correre a pensar male. Nè l’ingannava il cuore. Cápita il fidanzato alla fine e tutto conturbato le narra come, côlto dalla coscrizione, egli debba il posdomani essere a Como all’estrazione del numero ed alla visita militare. Ognun pensi l’affanno della giovinetta. Il posdomani arriva, Peppino è a Como, è ritrovato abile al militare servizio, ei deve giurare.... è soldato e appena gli son concessi tre giorni agli addii, perchè ei dovrà marciare per la Russia.

Egli è dunque di ritorno al paese; i tre giorni passano velocissimi fra i pianti della Teresa e i giuramenti del coscritto: l’ora della partenza definitiva è suonata. La povera tosa, presaga di sventure, poichè dentro di sè ella sente

comè ona vôs

Che tœujendegh el fiaa la ghe dis su:

“Teresa, el tò Peppin tel vedet pu;„

non sa staccarsi da lui, e però s’imbarca ella pure con un suo minore fratello e lo vuole per qualche tratto accompagnare.

Ma il tempo, triste dapprima, viene facendosi peggiore, l’uragano imperversa sul lago:

Han penna ciappaa el largh, che a pocch a pocch

Oltra el piœuv, se destend ona fiadura;