Il drudo infido.

Poscia il feudo passò ai conti della Riviera, signori della Valassina; ma la villa degli Sfondrati passò per eredità ai Serbelloni, onde villa Serbelloni si noma in oggi tutto l’ampio recinto che chiude la vasta casa, che altamente reclama una migliore architettura esterna e più moderni riattamenti. Come Plinio, ne’ tempi di Roma, Parini al principiar del secolo nostro veniva nella villa de’ Serbelloni a ricrearsi e ispirarsi, e ne aveva ben d’onde.

Estintasi in questi ultimi anni questa patrizia famiglia, ora l’appigionò Antonio Mella per convertirla in albergo, a soccorso dell’altro che ha in riva al lago, detto della Gran Brettagna, l’uno e l’altro forniti di tutte le comodità.

Un albergo ha pure in questo borgo Melchisedecco Gandola, sotto il nome di Antico albergo e pensione Genazzini, e vi ha pari importanza e fama.

Più prossima alla punta è la Crella, villa dei Frizzoni da Bergamo, che su disegno di Rodolfo Vantini, di stile bramantesco, costò un ingente patrimonio. Bella, ricca, splendida, non è per avventura così comoda, come si vuole sia una villeggiatura molto più signorile.

Per un ampio viale, che fa maravigliare come sia stato praticato nella roccia, da Pescaù, che sta in cima di Bellagio, si arriva alla villa Giulia, con dir della quale mi piace chiudere l’escursione per la Bellagina. Essa sta sul poggio a cavaliere dei due rami del lago e sorge maestosa, quantunque la facciata più bella riguardi, non saprei dire perchè, i giardini. Fu il luogo dapprima dei Camozzi, poi l’acquistò la famiglia Venini sullo scorcio del passato secolo, e don Pietro vi costruì la villa che volle portasse il nome della moglie, Giulia, onde ancor si designa, malgrado che divenisse poi proprietà di Leopoldo, re del Belgio, che vi condusse a grande spesa le acque e la rese una vera delizia regale, che non lo lusingò per altro così possentemente, da non cederla in affitto dodicenne al signor Mella che la tramutò in albergo. Il panorama stupendo che si gode dalla villa Giulia, dell’un ramo del lago e dell’altro, impreziosito da poggi fioriti, da grotte, da fontane, da ruscelli, da boschetti, da pratelli e da piante peregrine, e le attrattive d’ogni maniera che presenta, rendono questo luogo uno de’ più deliziosi ritrovi che lungo le sponde del Lario meritino d’essere visitati.

ESCURSIONE DECIMANONA. IL SASSO RANCIO.

Il Monte degli Stampi e l’Arca di Noè. — Ville di Menaggio. — Loveno. — Ville Pensa, Garovaglio, Alberti, Azeglio, Mylius-Vigoni. — Cardano. — Villa Galbiati. — La Val Cavargna. — Porlezza. — Fabbrica di vetro. — Il Castello di Menaggio. — La Sanagra. — Lapide romana. — Nobiallo. — Ligomana, Plesio e Naggio. — Il Sasso Rancio. — I cosacchi al Sasso Rancio.

Visitata la Bellagina, riconduciamoci all’opposto lido, dove nuove dolcezze ne attendono. Veramente il bacino della Tremezzina non s’arresta alla villa Ricordi: non è lungi Menaggio, che vi è compreso, e merita che vi ci andiamo e vi vediamo le cose interessanti de’ dintorni. E poichè siam ritornati da questa parte, non lasciamo di rivolgere l’attenzione al Monte che sta sopra la Tremezzina e si appella degli Stampi, non per altro, che per la stranissima tradizione che corre nel paese, che lassù vi sostasse, al cessar del diluvio universale, l’arca di Noè. D’onde mai traesse origine la fiaba, è presto detto. Su quel monte, nel masso, si ravvisarono impronte di zampe d’animali della grandezza perfino di trenta centimetri, come si trovarono crostacei di tempi antidiluviani: ciò basta perchè il volgo, amante sempre del maraviglioso, sognasse che non sull’Ararat, ma su questo culmine posasse l’arca di quel patriarca.

Oltre le ville che ho rammentate nella escursione della Tremezzina, la Majolica non offre che meriti vedere e neppur nominare. La continuazione della via carrozzabile da Majolica a Menaggio è sempre ne’ pii desideri; ma noi pigliamo il canotto: — è così bello lo scivolare su d’esso quando è calmo il lago.