Veduta generale del Foro Civile in Pompei. Vol. I. Cap. IX. Il Foro.

E la votazione allora aveva principio per centurie. Se trattavasi di progetto di legge, le due tavolette (tabellæ) che si distribuivano portavano l’una le lettere U. R. (uti rogas, come proponi), e l’altra A. (antiqua volo, cioè sto per l’antico ordine); se trattavasi di giudizj, l’una tavoletta aveva la lettera A. (absolvo), l’altra C. (condemno), ed una terza colle lettere N. L. che significavano non liquet, cioè il fatto non è accertato.

Di qui ne venne che la lettera A si chiamasse salutare, e triste la lettera C. La maggioranza de’ voti decideva. La nuova legge votata incidevasi in rame e veniva poscia esposta al publico, conservandosene sempre una copia nello ærarium (tesoro).

Nei comizj, in cui s’era trattato di alcuna elezione, il nuovo magistrato eletto, proclamato che era, pregava gli Dei, prestava giuramento, e quindi dai suffragatori era accompagnato festevolmente a casa, dove egli adornava di corone le immagini degli avi.

Data così per me una generale idea del foro, modellandola, come adoperarono tutte l’altre città italiane, su quel di Roma, pel visitatore di Pompei questa idea verrà concretata ancor meglio e precisata, esaminandone il Foro Civile.

A seconda degli ammaestramenti di Vitruvio, il Foro Civile era situato nella parte della città più vicina al mare[253].

La sua figura è rettangola, è decorata da due ali di colonne di travertino, che formar dovevano un peristilio coperto onde passeggiarvi in tempo di pioggia, fattovi fabbricare da V. Popidio, come ne rende testimonianza questa iscrizione, che venne ivi trovata il 24 marzo 1824:

V . POPIDIVS .
EP . F . Q .
PORTICVS
FACIVNDAS
COERAVIT[254].