Procurate viri[273].

Ed era l’ora del modico desinare.

Dopo questa, abbandonavansi a’ passatempi, come al giuoco della palla o del pallone, quando, invece come da Orazio e da Virgilio, non si fosse preferito di concedersi al sonno, a seconda che il primo ci fa sapere in questo passo:

Lusum it Mecœnas, dormitum ego, Virgiliusque,

Namque pila lippis inimicum et ludere crudis[274].

Altri invece andavano al passeggio, ambulatio o gestatio, a seconda fosse a piedi, nella basterna[275] o nella lettiga, ovveramente nella più elegante carpenta. All’ora ottava d’estate, alla nona d’inverno, cioè alle tre pomeridiane nostre, traevano alle terme pei bagni, di che comune e frequentissimo era l’uso, come a suo luogo più innanzi vedremo, e lo lasciò ricordato nelle sue lettere Plinio il giovane: ubi hora balnei nunciata est, est autem hieme nona, æstate octava[276].

Poi seguivano alternati gli esercizi ginnastici, il maneggio dell’armi, l’equitazione; e sulla nona o decima ora imbandivasi la cena equivalente al nostro pranzo, succeduta da qualche altra passeggiata o dalla recitazione di poeti delle opere loro nelle basiliche, o dalle cure domestiche, e così finiva la giornata.

Marziale memora a un di presso allo stesso modo la divisione delle occupazioni della giornata de’ Romani nel seguente epigramma:

Prima salutantes atque altera conterit hora.

Exercet raucos tertia causidicos: