Si sa ch’egli aveva fatto più d’una volta professione di non redigere le differenti parti della sua amorosa didattica, che per le donne escluse dalla società a causa di lor condizione, per quelle cui le foggie delle vestimenta distinguevano dalle donne, e per fanciulle di libera condizione, e cui

Nec vitta pudicos

Crines alba tegit, nec stola longa pedes.[288]

Or udiamo lui stesso cantare questo episodio curioso, che del resto ritrae una delle abitudini romane, infiltratasi nella vita di questi fieri conquistatori, da che per le guerre d’Africa, di Grecia e d’Asia, accresciutesi le ricchezze loro, i costumi presero a mutarsi e non in meglio sicuramente.

Turpe vir et mulier, juncti modo, protinus hostes.

Non illas lites Appias ipsa probat.

Sæpe reas faciunt, et amant; ubi nulla simultas

Incidit, admonitu liber aberrat amor.

Forte aderam juveni; dominam lectica tenebat.

Horrebant sævis omnia verba minis.