Il restante della processura era suppergiù il medesimo che ho testè riferito: solo finita l’arringa dell’oratore, che chiudevasi colla parola dixi, ho detto, il banditore annunziava la chiusura del dibattimento colla parola dixerunt. Dopo di che, il Pretore invitava i giudici a ponderare il tutto: ed essi ritraevansi, discutevan fra loro e poi davano il loro voto. Dapprima questo espressero con pietruzze bianche e nere, che deponevano nell’urna, poi colle tre tavolette distinte colle sigle che ho già rammentate.

Intanto l’accusato prostravasi a’ piè de’ giudici e prostravansi con lui gli amici, invocandone la misericordia.

Se i voti erano eguali, se ne aggiungeva allora uno, detto calculus Minervæ, ed era in favore dell’accusato, che perciò si dichiarava assolto. Se i giudici dichiaravan la dubbiezza del giudizio rimettevasi la decisione ad altro giorno: causa ampliata erat.

L’accusato che veniva assolto, ripigliava le sue consuete vestimenta; ma se veniva condannato, veniva assoggettato alla dovuta pena.

Otto erano le specie di pene, cioè:

1.ª Mulcta vel damnum, ammenda pecuniare.

2.ª Vincula, carcere con catene, ceppi a’ piedi, compedibus, e manette, manicis.

3.ª Verbera, battiture con bastoni, fustibus; verghe, virgis; o sferze, flagellis.

4.ª Talio, taglione, per cui infliggevasi al reo il danno ch’egli aveva ad altri recato.

5.ª Ignominia vel infamia, infamazione.