Incontrasi del pari in queste medesime roccie e nelle materie eruttate dal Vesuvio quell’altro minerale che appellasi idocraso, che i mineraloghi collocano tra i silicati, e da’ gioiellieri è nominato gemma o crisolito del Vesuvio.
È cosa maravigliosa — notano finalmente gli academici Monticelli e Corelli — che circa un terzo delle specie cristalline conosciute e le roccie di ogni formazione trovinsi riunite nel breve spazio occupato da questo vulcano[23].
Fu poi notato come nelle eruzioni posteriori a quella del 1834 — e sono state anzichenò frequenti — la molta lava uscita contenesse gran copia di leucite più che fosse accaduto nelle precedenti e in conseguenza riuscisse molto più somigliante alle antiche lave del monte Somma in cui questo minerale è abbondantissimo. Il prof. Pilla attestò che, incorporati nella lava del 1845, si trovarono cristalli di leucite grossi come noci; lo che stabilirebbe essere stati formati entro lo spiraglio precedentemente alla eruzione.
Ma queste cose attinenti la mineralogia vesuviana io discorro rapidamente: chi ne voglia sapere di più, ricorra alle speciali monografie e farà bene.
E qui pongo per altro sull’avviso contro tutta quella minuteria di medaglioni, orecchini, spilloni, monili e braccialetti che si spacciano, singolarmente in Napoli, ai forestieri che vogliono a buon mercato, via portarsi alcuna memoria del paese, come materia di lava del Vesuvio e non è che di pietre litografiche già usate e smesse.
Ora, a compiere questo cenno descrittivo dell’ignivoma Montagna, restami a dire come essa sia pressochè indeclinabile scopo, in ogni tempo, a pellegrinaggi di dotti ed indotti.
Ma la più parte delle frequentissime ascensioni che ogni dì si fanno sul vertice di questo monte, da’ curiosi indigeni e da quanti visitano la Sirena Partenopea, compionsi eziandio per godervi dei mirabili panorama che si presentano d’ogni parte alla vista quasi altrettante faccette di una risplendentissima gemma dodecaedra. Ivi, a settentrione, si vede distendersi l’ubertosissima Campania e sfilare le vette dei monti dell’Abruzzo; a manca quelle degli Appennini; dall’opposto lato il ridente golfo napolitano e il mar Tirreno colle sue vaghe isolette che fan corona alla superba città, e al sud finalmente il golfo di Salerno e la costiera che assume il nome da Amalfi, già famosa nei fasti delle città marinare, massime per la parte presa alle crociate dell’XI e XII secolo, chiara nella giureprudenza per le Tavole che da lei si denominarono e per le Pandette, rapite dai Pisani nel sacco del 1133, e per essere stata la patria all’inventore della bussola, Flavio Gioja, e al pescatore Masaniello.
Talvolta l’eccentricità di John Bull non s’accontenta di queste, che son pure gradevoli commozioni, e trascorre ad ardimenti ed alla temerità, inerpicandosi perfino tra’ crepacci della sommità e spingendo lo sguardo per entro lo stesso fumante cratere, quasi a sorprendere il segreto del misterioso fenomeno. Prima dell’eruzione avvenuta nel 1822, potevasi, è vero, per qualche tratto discendere dentro la bocca: anzi, stando a quanto ne scrisse Bracini, prima della grande eruzione del 1651, che ho ricordato più sopra, dentro il cratere del Vesuvio eravi uno stretto passaggio, attraverso il quale un sentiero serpeggiante dava modo di scendere per un miglio in mezzo alle roccie ed alle pietre, finchè giungevasi ad un’altra pianura più spaziosa coperta di ceneri. In essa vi erano tre pozzanghere poste a foggia di triangolo, una verso oriente, di acqua calda, corrosiva ed amara oltre misura; l’altra verso ponente di acqua più salata di quella del mare; la terza d’acqua calda, senza alcun particolare sapore. Entro lo stesso cratere allignava poi tanta vegetazione che fosse divenuto il dominio dei cinghiali e sulla pianura del fondo pascolasse il bestiame. Or si comprende così come v’abbian di coloro che, riferendo il fatto di Spartaco che io ho più sopra mentovato, di essersi su questo monte battuto colle legioni romane, giungessero ad asseverare ch’egli ed i suoi si accampassero fin dentro il cratere.
Ma le successive combustioni alterarono tutto ciò, e quella poi che ebbe principio il 22 ottobre 1822 venne segnalata il dì innanzi col cadere della punta del cono dentro il cratere, sì che lo scendervi oggi sarebbe difficile non solo, ma assai pericoloso, massime se vi si voglia calare senza l’assistenza di qualche esperto montanaro e senza essere sorretto da corregge; e le guide rammentano sempre all’audace visitatore come un Inglese appunto rovinasse per entro quello spaventoso baratro, col quale aveva voluto far troppo a sicurtà. Il Venosino Poeta aveva già deplorata, e con ragione, codesta cieca e irrefrenabile smania della umana razza d’avventarsi contro il conteso e l’impossibile, in que’ suoi versi:
Audax omnia perpeti