Basilicarum loca adiuncta foris quam calidissimus partibus oportet constitui, ut per hiemem sine molestia tempestatum se conferre in eas negotiatores possint!.... Sin autem locus erit amplior in longitudine, Calcidica in extremis partibus constituantur, ut sunt in Julia Aquiliana[304].

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Se ho già, nel Capitolo de’ Templi, parlando di quel probabile di Cerere, messa fuori una congettura che il Calcidico di Pompei potesse aver servito alle cerimonie sacre a quella divinità, e dissi alla meglio qualche ragione che non mi parve po’ poi troppo cattiva: ora per altro, indipendentemente da quella congettura che abbandono volontieri agli archeologi, seguendo e la detta autorità di Vitruvio e l’uso che al Calcidico hanno diversamente assegnato gli illustratori tutti, giusta eziandio la fattane riserva, ne tratterò a questo punto più diffusamente.

A che veramente servir dovesse il Calcidico, non è nè sì prestamente, nè con giustezza irrecusabile facilmente detto.

Perocchè taluni pretesero trovarne la destinazione, decomponendone il nome di greca origine ὰπὸ τῶ χαλκω καὶ δικης, cioè dal rame e dalla giustizia, e però ne fecero fuori una zecca; ma Filandro, citato nelle note della traduzione di Vitruvio dal Galiani, che confessa aver egli creduto per un tempo essere stati i calcidici passeggi per comodo degli oratori e degli avvocati, quelli che con vocabolo francese noi diremmo ora sale dei passi perduti; si arresta poi a credere che fossero così dette invece da quel che leggesi in Pompeo Festo, essere cioè nominata Calcidica una specie di edifizio dalla città di Calcide nell’Eubea.

Tito Livio nomina un tempio di bronzo di Minerva detto Calciaecon[305]; Cornelio Nipote, nella Vita di Pausania, lo ricorda in quelle parole: ædem Minervæ quæ Calciaecus vocatur; ma Leon Battista Alberti, che è il più antico de’ critici in questa materia, vorrebbe i calcidici essere stati una galleria traversale, posta ai lati del tribunale delle basiliche, dando così all’edificio la forma di un T.

«La verité, osserva saviamente Bréton, et en cela nous sommes d’accord avec le savant architecte florentin Bechi, qui a publié une dissertation sur la question qui nous occupe, la verité nous parait être dans ce passage de Vitruve (che riferii più sopra) sin autem locus erit amplior in longitudine, chalcidica in extremis constituantur. L’incertitude est venue d’une fausse interpretation de ce passage; on en a traduit les premiers mots: mais si le terrain le permet.... Ce n’est pas rendre la pensée de l’auteur. Vitruve a fixé par des régles le rapport de la longueur de la basilique avec sa largeur, et c’est alors qu’ il ajoute: mais si le terrain est trop long (en proportion de la largeur) on construira à l’extrémité des chalcidiques.

«Il est evident que Vitruve indique ici d’une manière positive que le chalcidique était une grande salle précédant la basilique et non pas une addition latérale, comme le veut L. B. Alberti, puisque en adoptant sa supposition, le chalcidique aurait elargi le plan de la basilique au lieu de diminuer sa longueur.»[306]

Ed io, senza pregiudizio, ripeto sempre, dell’opinione emessa intorno al tempio di Cerere, per quanto riguarda la specialità del Calcidico di Pompei, nella tesi generale de’ Calcidici, m’accosto volontieri a questa sentenza. L’uso poi superiormente accennato di passeggio degli oratori e de’ pragmatici o causidici, può giustificare il perchè siensi chiamati anche Causidiche.

Nelle controversie per altro de’ significati di questo genere di edificj, non posso lasciar di rilevare un’altra leggierezza di parecchi illustratori, che preferirono copiarsi l’un l’altro, anzichè ricorrere a consultarne le fonti.