Ma l’evento non rispose questa volta alle ribalde speranze.
I marinai, fatti ebbri dall’amor del bottino, si inoltrarono spensierati troppo oltre, onde gli uomini del paese che, a poco a poco ripreso animo, rivenivano ai disertati tetti, mentre prima non ne avevano avuto pensiero — e sarebbe stato più agevole quando que’ ladri erano sparpagliati per la campagna a rapinare il far loro resistenza e toglierli di mezzo — allora solo avvisarono di attenderli al ritorno. E come infatti venivano i classiarii a frotte e carichi di preda inverso le navi, giunti sotto Pompei, si trovarono d’un tratto d’avere a fare co’ Pompejani medesimi fieramente irritati, i quali cogliendoli alla sprovvista, così li malmenarono da salvarsene pochi dalla strage, tutti rigurgitando quanto avevano involato, e salvandosi a mala pena i superstiti sulle navi[35].
Ma se tale era l’animo dei Pompejani e dei consorti loro della Campania verso i Romani dominatori, non si può dire che migliori sentimenti nodrissero verso i Sanniti; perocchè quando in quel torno di tempo vennero costoro dall’armi romane e da quelle dei confederati campani congiunti insieme nuovamente e più aspramente battuti, lasciando nelle mani de’ vincitori le ricchissime loro armi, i Romani se ne servirono ad ornamento del foro; i Campani fregiandone invece i gladiatori, a sollazzo ne’ loro banchetti, presero da quel tempo ad appellare Sanniti i gladiatori stessi; lo che se è testimonio di molto orgoglio, lo è ben anche di grandissimo ed inestinguibil odio verso di essi.
Gli è tuttavia a’ 293 anni avanti Cristo che i Sanniti quasi affatto cessarono ogni lotta con Roma; perocchè in questo tempo, dopo che videro anche l’armi d’Etruria vinte e aggiunte quelle provincie come serve al carro della romana grandezza, — quantunque siffatta umile condizione venisse palliata col titolo di alleanza latina, — ebbe ad andare a vuoto il supremo loro sforzo per la propria indipendenza. Un esercito di trentamila e trecentoquaranta uomini raccolsero essi in questo ultimo cimento, e sull’altare dapprima giurato fra orribili imprecazioni: o difendere l’ultimo resto dell’italica libertà o morire, il giuramento tennero imperterriti, perchè ad Aquilonia perirono tutti, e i poveri avanzi di tanto coraggio e di tanta fede, riparati in una caverna dell’Appennino, scoperti l’anno dopo, in numero di duemila vennero col fuoco miseramente asfissiati e spenti.
Io, come ha già visto il lettore, ho divisa la storia di Pompei in due parti: nella prima compresi il tempo in cui sta quell’êra che nella storia di Roma si appella eroica, sebbene non sussistan ragioni di designarla così per Pompei. Da’ fatti medesimi qui memorati e i quali accusano i costanti propositi de’ Quiriti di conquista e d’estinzione di libertà, è manifesto che anche a riguardo di Roma assai e assai sarebbesi a dire e contrastare all’epoca il glorioso appellativo, malgrado potesse pur l’Allighieri professarsi devoto alle gesta
Onde Torquato e Quinzio che dal cirro
Negletto fu nomato, e i Deci e i Fabi
Ebber la fama che volentier mirro[36];
io ne adottai ad ogni modo la durata e a divisione di lavoro, e perchè gli avvenimenti che seguono entrano in una fase più certa e più confortata dall’autorità di monumenti e scrittori degni di fede migliore.
Qui termina pertanto la mia prima parte, o periodo; come a questo punto finisce la suddetta età eroica romana.