Sola de’ tuoi mister sacri istruita.

Questa è la cesta misteriosa che si portava ne’ sacrificj d’Osiride, in memoria del cofano in cui fu chiuso da Tifone, il famoso Re egizio. «Quando Osiride, scrive Plutarco, fu di ritorno da’ suoi viaggi, Tifone gli tese insidia, avendo indotto nella sua trama altri settantadue uomini, senza tener conto di una regina d’Etiopia, che si chiamava Azo, partecipe e complice della congiura, ed avendo segretamente presa la misura del corpo di Osiride, fece fare un cofano della stessa lunghezza, maravigliosamente bello, quadrato e squisitamente lavorato, il quale ordinò recare nella sala in cui banchettava la brigata. Ognuno si compiacque ammirar sì bell’opera e stimarla, e Tifone fingendo celiare, disse darebbela volentieri a colui che il corpo avesse eguale alla misura di un tal cofano. Tutti della compagnia, l’un dopo l’altro, lo provarono, ma non fu trovato ben proporzionato, nè eguale ad alcuno. Finalmente Osiride vi entrò e s’adagiò, ed allora i congiurati accorrendo vi imposero il coperchio e assicurandolo con chiodi, vi sparsero sopra piombo fuso e portaronlo al fiume, gettandolo pel confluente del Nilo, che si chiama Janitico, dentro il mare; onde fino oggidì questa bocca è esecrabile agli Egizj e la chiamano abbominevole. De Iside et Osiride.»

[189]. Palla chiamavasi una sopravveste lunga, ampia e fluente propria della donna onesta; eguale al peplo greco.

[190]. Traduco io ancora:

Che fa, Delia, la tua Iside intanto,

Che fa per me? Che giova a me che l’arie

Abbi a stancar de’ sistri tuoi cotanto?

E ch’io rammenti le pietose e varie

Lustrazïoni e le frequenti offerte

E le tue notti caste e solitarie?