Testè e di Ganimede il monumento.

E della Buona Dea l’asilo e il tempio

Profanavi di Cerere (e in qual loco

Non faria donna del pudor suo scempio?).

Mia traduzione.

[205]. «Numerio Popidio Celsino figlio di Numerio restituì dalle fondamenta col suo denaro il tempio d’Iside dal tremuoto rovinato. I Decurioni per si fatta liberalità, essendo egli d’anni sessanta, lo ascrissero graziosamente nel loro numero.»

[206]. «Lucio Cecilio Febo pose, concedendone il luogo i Decurioni.»

[207]. Lettisterni, letti triclinari su cui ponevansi le statue degli Dei, a’ quali in data cerimonia religiosa, offerivasi sontuoso banchetto.

Patere eran vasi usati a contenere il vino con cui era fatta una libazione, versandolo dalla patera sulla testa della vittima o sull’ara. Le qualità comuni eran di argilla, le più preziose di bronzo, d’argento ed altresì d’oro, sommamente e squisitamente ornate; talora con manico, più spesso liscie.

Lebeti, vasi profondi a ventre pieno e rigonfio, (Ovidio Metamorfosi, XII. 243) di bronzo e di metalli preziosi e destinati ad esser tenuti sotto le mani o i piedi per raccogliere l’acqua lustrale che un domestico versava sopra essi da un boccale, gutturnium, prima e dopo il pasto.