[231]. Hor. III. Od. 23. 14. Poichè il Gargallo, a questo passo non traduce, ma perifrasa, mi sostituisco a lui:

«Con sagrificj di ben molte agnelle (bidenti)

Placare i Numi.»

[232]. Tab. 19 e 20. «Evvi in Pompei figura di un bidentale scavato, perchè il puteale aveva un tempio rotondo di otto colonne senza tetto, ornato del solo epistilio, con iscrizione scolpita in caratteri osci, che suona latinamente così: Nitrebes ter meddixtuticus septo conclusit, cioè: Nitrebio tre volte Meddixtuticus chiuse con questo recinto.» Il Meddixtuticus era il supremo magistrato di Pompei, e lo aveva ogni città della Campania. La parola è d’origine osca composta dalle due voci meddix, giudice, curatore, imperante, e tuticus, magno, sommo. Ennio così ricorda il Meddix:

Summus ibi capitur Meddix, occiditur alter.

Tito Livio nel lib. 22 delle sue Storie, c. 19, rammenta Cneo Magio di Atella come Meddixtuticus in quelle parole: Præerat Statius Metius, missus ab Cn. Magio Atellano, qui eo anno meddixtuticus erat; e altrove lo stesso storico (lib. 26, c. 6) fa menzione di Seppio Lesio che copriva la stessa carica: Meddixtuticus, qui summus magistratus apud Campanos est, eo anno Seppius Lesius erat. Siccome poi il Rosini nella sua Dissertatio Isagogica (pag. 38), riferisce un’iscrizione ercolanese in cui son nominati L. Labeo, L. Aquilius meddixtuticus etc.; così ne trae argomento ad opinare che fosse cotesto un gemino magistrato, di cui uno avesse alternamente il comando in tempo di guerra, come i consoli in Roma. Vedi anche Lanzi: Saggi di lingua etrusca. Tom. 2, pag. 609.

[233]. Forcellini, Totius Latinitatis Lexicon. Voc. Bidentalis. Cita a prova due iscrizioni edite dal Grutero.

[234]. Satyra 6 del Lib. II.

In tribunal ti prega

Roscio, pria delle due, trovarti seco