La ciceroniana arringa, alla quale s’era pur fatto intervenire un fanciulletto di Silla, a intendimento di muovere a compassione i giudici, fu coronata di buon successo e Publio Silla assolto: ciò venendoci attestato da Cicerone medesimo nell’epistola terza del libro terzo a Quinto fratello suo, con quanto gusto de’ poveri Pompejani, lo giudichi il lettore.

Fu per avventura in benemerenza di questo fatto e con denaro de’ coloni, che al grande oratore venne in Pompei eretta nel foro a cagione di somma onoranza una statua.

Devesi contuttociò ritenere che siffatto procedimento contro di Silla riuscisse ad alcun bene per essi, se i coloni militari dovettero acconciarsi a stabilirsi fuori della città, nella parte occidentale. Si costruirono essi a tal uopo un sobborgo che fu denominato Pagus Felix, ancora in memoria ed onore di Lucio Cornelio Silla da sè stesso soprannominatosi felice, fondatore della colonia Pompejana.

Ninnio Mulo, valorosissimo capitano ed assai dentro nelle grazie di Silla perchè già militato avea sotto il di lui celebre parente L. Cornelio, fu deputato al comando della colonia, beneficio insperato raccolto dal giudizio promosso contro il primo capitano e patrono Publio Silla.

La Colonia Veneria continuò ad essere per tal modo retta anche dopo e nelle iscrizioni rinvenute negli scavi e del tempo di Augusto — tre lustri circa avanti Cristo — la si trova disciplinata in guisa da vedervi patroni e clienti. Questo diritto di clientela[46] del resto non era già circoscritto alle sole persone; le colonie, le città deditizie o conquistate, le nazioni alleate e i re barbari seguitarono l’esempio degli individui, eleggendosi i loro patroni nell’Urbe. Cicerone lo era dei Campani, Fabio Sanga degli Allobrogi, Catone dell’Isola di Cipro e del reame di Cappadocia, Marcello della Sicilia, ed io più sopra notai di Publio Silla essere stato altro de’ primi patroni di Pompei: a’ giorni di Augusto, ci apprendono le dette iscrizioni, che nel novero di essi pur fosse Marco Olconio Rufo figlio di Marco, decemviro in questa città, incaricato per la quinta volta di rendere la giustizia, tribuno dei soldati nominato dal popolo, personaggio al quale i Pompejani avevano rizzato una statua nel foro in ricambio di publiche liberalità e sopratutto d’aver eretto un tribunale presso l’Ecatonstylon, il gran teatro, una cripta e il muro laterale del tempio di Venere Fisica, onde formare l’ambulatorio nel portico dell’Agora antica.

Si sa che i facoltosi romani avessero più d’una villa ed esse a seconda delle stagioni abitassero: Plinio il giovane nelle sue lettere ci fa sapere come ne avesse in Toscana, Romagna e Lombardia e ne lasciò minute e interessanti descrizioni[47]. Ne apprende eziandio il medesimo Plinio di Silio Italico, che possedesse in uno stesso luogo più ville e, per lo soverchio amor delle nuove, ponesse in non cale le vecchie[48]. Pur Cicerone ne aveva più d’una, anzi l’abate Chaupy gliene noverò fino a ventiquattro, desumendolo da’ suoi scritti e sarebbesi perfino a cagion di esse, come ne scrisse ad Attico (Ep. I, lib. 2), fortemente indebitato, malgrado ch’egli dovesse essere ben ricco. Perocchè tutto che onest’uomo e persecutore dei depredatori, nel solo governo di Cilicia pose da banda due milioni e dugentomila sesterzi, vantandosi d’aver ciò fatto legalmente. Io non rammenterò delle sue ville che le più note, e sono due, e lo apprendiamo dalle stesse opere sue[49], l’una era quella di Tuscolo, l’altra quella di Pompei, la quale già m’avvenne di più addietro ricordare e i cui ruderi può il visitatore vedere tuttavia nella via delle Tombe; se pure nella scienza che qui egli avesse una villa, non si è di troppo affrettati a riconoscerla in questa casa, che da lui nelle Guide si intitola ed è a’ visitatori come sua designata.

Oggi codesta casa, che si vuole dell’immortale Oratore, non è più riconoscibile, a causa che pel cattivo metodo che si teneva in addietro negli scavi, essa venne ricolma di terra, a risparmio della spesa del trasporto. Fu nondimeno da essa che vennero tolte le pitture de’ Centauri e de’ Fauni danzatori di corda, le quali presentano per l’arte tutto quello che di bello, ideale e di poetica fantasia è lecito d’immaginare. Furono pure rinvenuti in essa due superbi mosaici, rappresentanti scene comiche del più delicato e squisito lavoro, della mano di Dioscoride di Samo, che vi appose il proprio nome.

Or fu in questa casa di campagna che Cesare Ottaviano, onorato poscia dall’adulazione col nome di Augusto[50], essendo ancora Triumviro, venne a visitar Cicerone ed officiarlo onde averne la protezione contro di Antonio nella lotta fra essi impegnata a disputarsi la successione di Cesare, e nel comune intento di spegnere l’aristocrazia, non a vantaggio certamente della democrazia, la quale non ebbe di poi altro frutto dal suo trionfo che di conoscere cui dovesse obbedire.

Piantata da lui l’autorità imperiale sopra il popolo romano, incominciò la serie dei Cesari che dominarono l’orbe romano.

Fu Augusto che inviò a Pompei una nuova colonia di Veterani, e come quella mandatavi da Silla avesse mutato il nome alla città sostituendovi quello di Colonia Veneria Cornelia; il sobborgo che la nuova fondò venne appellato Pagus Augustus Felix Suburbanus, che è forse il luogo stesso nel quale sorge la casa di Marco Arrio Diomede e stanno le tombe della famiglia Arria, della Istacidia, di Nevoleja Tyche e d’altri. Già fin dal momento che Roma avea cercato di mandar coloni a Pompei e questa ne li aveva rifiutati, le erano state guaste le mura, che dipoi aveva cercato di riparare, come ancor se ne vedono traccie; ma sotto Augusto sparvero affatto le lunghe cortine di queste mura, per modo che privati edificj poterono sorgere sull’area loro, e la città, spoglia affatto di difesa allora, si confuse colla colonia. Di ciò fa fede una iscrizione trovata nel teatro.