I Venerei salutano in quest’altra il giudice duumviro Paquio:

PAQVIO . DVVMVIR . I . D . VENEREI .

La carica di quinquennale, così detti da’ cinque anni che durava la loro carica ed avevano autorità di censori, è testimoniata dall’iscrizione ad Aulo Vejo, figlio di Marco, duumviro di giustizia, per la seconda volta quinquennale, tribuno de’ soldati eletto dal popolo:

A . VEJO . M . F . II . VIR . I . D .
ITER . QVIN . TRIB .
MILIT . AB . POPVL . EX . D . D .

E così altre molte iscrizioni publiche ricordano nomi e dignità e attestano ad un tempo della consuetudine pompejana, divisa pure da altre città dell’impero romano, di così i clienti raccomandarsi a’ magistrati.

L’ordine de’ Cavalieri veniva, in Roma, subito dopo quello de’ Senatori, ed era il più distinto. Per entrare in esso occorreva un patrimonio di quattrocentomila sesterzj, equivalenti a ottantamila lire italiane; onde Orazio ha nella Epistola I del lib. I:

Si quadringentis sex septem milia desunt

Est animus tibi, sunt mores et lingua, fidesque,

Plebs eris[55].

Non oserei asseverare con franchezza che l’egual patrimonio si richiedesse nelle colonie per entrare nell’ordine degli Augustali.